Il viceministro fischiato perde le staffe: lite con i cronisti

da Genova

Prima è scappato dai fischi che lo hanno accolto all’arrivo, poi pure dalle domande dei giornalisti. Vincenzo Visco, il viceministro dell'Economia, ieri a Genova per un convegno sui dieci anni dell'Agenzia dell'Entrate ha voluto far capire come intende comportarsi con chi si ostina a fare inchieste su vicende che lo riguardano. Due sbrigative risposte alle domande delle agenzie e poi silenzi. Anzi: parziali ammissioni su come intende gestire il rapporto con i mass media. Perché ai cronisti Ferruccio Sansa e Marco Menduni del quotidiano genovese Il Secolo XIX ha dovuto spiegarlo: «Lo dovreste sapere che tanto a voi non rispondo» e poi a denti stretti «non mi siete simpatici».
A il Giornale non ha ritenuto dover dare alcuna delucidazione. Solo sprezzante silenzio. Evidente noncuranza. Perché alle domande non gradite il viceministro ha voltato il capo e fatto spallucce. E una volta capito che a volergli parlare c'erano anche testate che avevano svolto il loro compito informativo con inchieste a lui non proprio gradite, dopo niet e assordanti silenzi, la scorta si è richiusa intorno al viceministro indagato, portandolo via. Fino al tavolo dei relatori, di fronte a una platea filtrata all'ingresso, e in salvo dalle domande. A pagarne le spese anche un operatore Mediaset, spintonato giù dalle scale dagli uomini della scorta, perché aveva osato riprendere il viceministro perfino quando aveva intimato il suo: «Basta alle dichiarazioni».
Così, in salvo dai giornalisti - accuratamente isolati in una sala stampa con maxischermo in videoconferenza - Visco ha potuto raccontare le sue verità. Salvo poi, a intervento concluso, dover fare nuovamente i conti con microfoni e taccuini. Ma lì, a «proteggerlo», ci s'è messo anche il suo portavoce, Roberto Seghetti: «Lasciatelo in pace, ha parlato più di un'ora». E ancora: «Alle domande a cui non ha voluto rispondere, Visco non risponderà». Anche se, in certi casi, il tempo per la domanda vera e propria non c'è stato, ma per il rifiuto ai cronisti è bastato specificare la testata di appartenenza. Sulla questione è intervenuto Marcello Zinola, il segretario dell'associazione ligure dei giornalisti. «Visco, come tutti i suoi colleghi politici, ha perso una splendida occasione per dimostrare di essere un autentico ministro della Repubblica» dice Zinola, che aggiunge: «Dopo il dichiarato ostracismo al quotidiano Il Secolo XIX, Visco ha risposto con una girata di spalle a un collaboratore de il Giornale, mentre la sua scorta non ha trovato di meglio che spintonare i colleghi telecineoperatori di Mediaset». Il segretario dei giornalisti liguri conclude: «Siamo costretti a rilevare come governi di opposta sponda politica, o come quello attuale di centrosinistra, che si fanno vanto di tutelare il sistema dell'informazione, pratichino e rinnovino lo stile della divisione dei giornalisti buoni o cattivi in base al gradimento delle cose che gli stessi giornalisti scrivono».
Durante l'uscita di Visco dalla sede dell'Agenzia delle Entrate, poi, non sono mancate alcune contestazioni. Così come all'entrata, quando il viceministro è stato accolto tra le proteste di una cinquantina di dipendenti del pubblico impiego. A fischiarlo proprio gli uomini del RdB Cub, i rappresentanti di base della confederazione unitaria dei lavoratori delle agenzie fiscali liguri, che lo hanno atteso sotto un sole spossante per mostrargli cartelli di protesta come: «Dite a tutti che ci rendete schiavi del signoraggio» o «Non tagliare le pensioni ma recuperare le evasioni».
Un presidio di diverse ore, iniziato già alle 9.30, un'ora prima dell'arrivo del viceministro, «perché non è vero che il governo sta facendo la lotta all'evasione, ma sta mettendo solo tasse» hanno accusato i manifestanti. A spiegare il concetto Pietro Andriani, lavoratore nell’esecutivo regionale del pubblico impiego, che si chiede: «Ma cosa significa lotta all'evasione se il governo non investe maggiori risorse economiche sul personale che dovrebbe stanare gli evasori?».