La vicenda Raphael approda in Parlamento

Omar Sherif H. Rida

Manicomi che si riaprono, sperperi di denaro pubblico, fiumi di lettere, denunce e ricorsi. E adesso, per l’intricata vicenda Raphael-Asl arriva il momento dell’approdo in Parlamento grazie alle due interrogazioni che verranno presentate nei prossimi giorni dai senatori Osvaldo Napoli (Fi) e Andrea Augello (An). Si tratta dell’ennesimo sviluppo di questa storia cominciata nell’aprile 2004 con il trasferimento nell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà - stabilito dalla Asl Rm E - dei pazienti che dal settembre del 2000 erano ospitati presso il centro di accoglienza della società Raphael srl sulla Cassia.
Pazienti psichici che si trovavano nella struttura privata in ottemperanza a quella legge Basaglia che i manicomi li aveva chiusi, che aveva sancito il superamento dei cosiddetti «ospedali psichiatrici», riconoscendo i diritti del paziente a partire della qualità della vita. Eppure in questo caso sembra che le legge 180/78 non sia mai esistita, almeno a giudicare dalle motivazioni fornite dalla Asl, che definisce quella psichiatrica «attività assai delicata, per la quale non si può certo escludere a priori episodi di fastidio, o addirittura di pericoli ai terzi». Fastidi provocati cioè dagli stessi malati e per cui «l’Azienda ha necessità di svolgere in condizioni di piena serenità logistica, quali certamente non sono di fatto occorse nel condominio “Sakkara”». Recita così un passaggio della memoria presentata dalla Asl alla Corte d’appello di Roma, in seguito alla richiesta di sospensiva della sentenza di primo grado (favorevole al condominio), avanzata dalla Raphael. I degenti psichiatrici sarebbero pericolosi quindi e andrebbero rinchiusi nuovamente in posti più sicuri quali, ad esempio, il Santa Maria della Pietà.
È poi uno strano caso di privato che controlla il pubblico, quello appena descritto. A dimostrarlo le ripetute segnalazioni del procuratore speciale della Raphael, Oreste Zambrelli, ai vari soggetti competenti. In principio affinché si continuasse a erogare un servizio che la Asl, in virtù della convenzione «vuoto per pieno», ha continuato per mesi a pagare pur con una struttura vuota. Poi per segnalare gli episodi di malasanità (violenze fisiche e psicologiche, festini, eccetera) che si verificavano nel centro da parte degli operatori delle cooperative che gestivano il servizio: episodi denunciati proprio da un infermiere nel 2002. Episodi che si sono ripetuti anche nel 2005, quando nella struttura sono arrivati nuovi pazienti in virtù della nuova convenzione con la Fondazione Lugli. Infine per far luce sulla situazione attuale, che vede i due villini sulla Cassia chiusi dallo scorso settembre.
Eppure nessun amministratore è finora intervenuto per accertare le responsabilità. «L’aver sempre reclamato una gestione seria e responsabile - si legge in un documento della Raphael - da parte del Dipartimento di Salute Mentale della Asl Rm E, ha determinato da parte della stessa, con la complicità della Regione Lazio e del Comune di Roma, una serie di atteggiamenti vessatori nei confronti della Raphael, culminati nella dismissione dei pazienti da parte della Asl, con conseguente inattività della struttura». Tutto materiale che sarà oggetto di valutazione da parte del pm di piazzale Clodio, Maria Cristina Palaia, titolare del fascicolo d’inchiesta.
I prossimi sviluppi? Per martedì prossimo è in programma un incontro tra Zambrelli e il delegato comunale del sindaco per i Problemi dell’handicap e della psichiatria, Ileana Argentin. Un appuntamento che segue quello del 12 luglio scorso. Dalla Regione invece, tutto tace. Il rapido incontro del 6 giugno tra il procuratore speciale della Raphael e l’assessore regionale alla Sanità, Augusto Battaglia, non ha sortito risultati apprezzabili mentre le ripetute richieste di udienza avanzate al governatore Piero Marrazzo non hanno avuto risposta. E pensare che proprio giovedì ha fatto tappa a piazza del Popolo il tour itinerante della campagna europea contro le discriminazioni: un evento le cui finalità sembrano lontane anni luce dalle ultime «tendenze», quelle di riaprire i manicomi.