Vicenza apre il risiko delle banche Popolari

Aumento di capitale da 489 milioni per la banca di Zonin. In Borsa si accende la Spoleto. Le mosse di Modena e Milano

Marcello Zacché

da Milano

Dice Alberto Nagel, direttore generale di Mediobanca, che «nel mondo delle Popolari ci potrebbe essere fermento». Ebbene: ieri Vicenza ha idealmente aperto le danze: la banca cooperativa guidata da Gianni Zonin ha avviato un aumento di capitale da 489 milioni.
La versione di Mediobanca è che nel sistema bancario non ci sia spazio per nuove aggregazioni. Ora che Antonveneta sembra andare verso Abn, Unicredito sta a un passo da Hvb e Bnl è destinata all’Unipol, il sistema necessiterà di un momento di analisi. Fanno eccezione le popolari, che da anni aspettano un processo di aggregazione, una «fase due» dopo quella che ha portato alle uniche due operazioni importanti andate in porto: Bpu (Commercio & Industria con Popolare di Bergamo) e Banco Popolare (nozze tra Verona e Novara).
La banca vicentina si presenta allora come uno dei player pronto ad agire. «L'aumento di capitale deliberato dal consiglio ha detto Zonin, che del gruppo è presidente al terzo mandato triennale - rientra nel quadro del più generale disegno strategico adottato dalla banca, volto da un lato a consolidare la sua struttura patrimoniale, e dall'altro a consentire all'occorrenza di poter cogliere opportunità di crescita dimensionale, creando ulteriore valore per gli azionisti».
Sulla stessa linea di Vicenza, che non è quotata in Borsa, ci sono almeno altri due istituti cooperativi di grande peso. Uno è la Banca Popolare di Milano guidata da Roberto Mazzotta, l’altra è la Popolare dell’Emilia Romagna di Modena, condotta da Guido Leoni. Non a caso è stato proprio Mazzotta a lanciare l’ipotesi di una grande operazione che legasse Milano e Modena.
Mentre sul fronte delle prede si va dalla Banca Popolare di Intra, che è nel mirino di Vicenza e Milano da mesi, ma che ora, indebolita dai 110 milioni di «buco» dovuto a impreviste sofferenze, è più vulnerabile che mai, all’Etruria, a tante altre minori soprattutto nel nord e centro Italia.
Basta vedere cosa sta succedendo in questi giorni alla Popolare di Spoleto, piccolo istituto quotato che ieri ha chiuso in rialzo del 10% dopo essere stato sospeso, e che la scorsa settimana ha collezionato un’altra serie di forti rialzi. La banca umbra è controllata dalla società Spoleto crediti e servizi (51%) che ha però un patto di sindacato con il Monte dei Paschi (al 25,9%) rinnovato lo scorso anno. Sono allora bastati i buoni conti semestrali, uniti alle voci di un riassetto azionario che rimetta in discussione il controllo per mettere le ali al titolo.
In questa situazione bisognerà vedere chi farà la prossima mossa. Di certo Zonin, con l’aumento di capitale, punta a sparigliare le carte. Coinvolta nella vicenda Bnl, Vicenza si è apertamente schierata con Unipol, fino a partecipare in solido all’Opa sulla banca romana. Ma ora che la battaglia per Bnl si avvia verso la conclusione, la banca si presenta sul mercato senza più condizionamenti. E con quasi 500 milioni freschi da investire.