Vicenza, è guerra dentro Confindustria

Gli industriali locali vorrebbero confermare l’uscente Calearo, ma è ineleggibile. I suoi avversari a Montezemolo: «Elezioni farsa»

nostro inviato a Vicenza

È la terza associazione confindustriale d’Italia (2.113 soci, 24 miliardi di euro di fatturato, 103mila dipendenti). È condotta da Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica, vicinissimo a Luca di Montezemolo. Ha guidato con successo la controffensiva verso gli antimilitaristi che ostacolano il raddoppio della caserma americana Ederle. È rientrata nei ranghi dopo l’infuocata assemblea del marzo 2006, quella del comizio di Silvio Berlusconi osannato da migliaia di piccoli imprenditori nel silenzio impietrito dei vertici. Insomma, un modello di efficienza e fair play. Invece un pesante clima di rivalità e veleni incombe sull’Assindustria di Vicenza, che deve scegliere il successore di Calearo e non ci riesce.
Il presidente è agli sgoccioli di un quadriennio in cui ha avuto l’appoggio di Montezemolo ma anche qualche problema con la sua base e il governatore forzista Giancarlo Galan. Tre saggi nominati dalla giunta (Giorgio Xoccato, Giuseppe Nardini e Ambrogio Dalla Rovere) hanno sondato gli iscritti. Si profilava una figura di peso, quella di Adamo Dalla Fontana, uno dei sei vicepresidenti, che con la Bdf produce macchinari per l’industria del vetro. Ma Dalla Fontana si è defilato.
Sono emersi altri due nomi. Il primo è Massimo Zampieri di Schio, titolare della Its (macchine utensili, due milioni di fatturato), che alla fine degli anni ’90 fondò un comitato civico di sicurezza. L’altro è Elio Marioni, fondatore della Askoll (numero uno al mondo nelle pompe per acquari e vasche) e presidente del Cuoa, il Centro universitario di organizzazione aziendale, fucina di manager.
Ed ecco che scoppiano le liti. Un crescente fronte interno giudica i due candidati deboli: sarebbe uno strappo che ancora una volta i vertici confindustriali potrebbero non gradire. E poi si fa notare che Vicenza è attesa da appuntamenti cruciali come l’elezione del presidente della Provincia e della Camera di commercio, la fiera da privatizzare, il caso Dal Molin. Un «ingorgo istituzionale» che indurrebbe a prendere tempo e a confermare Calearo.
Il presidente però non è rieleggibile. Impossibile modificare lo statuto, ma aggirarlo sì. Basterebbe creare un’impasse: silurare i candidati, mettere gli imprenditori di fronte all’impossibilità di votare e chiedere al presidente di restare altri due anni. Benché amareggiato per le divisioni, Calearo avrebbe dato la disponibilità. Il 20 febbraio scorso la giunta di Assindustria ha cercato di varare subito il terzo mandato biennale, ma il tentativo è fallito. Zampieri e Marioni hanno scritto indispettiti a Montezemolo minacciando azioni legali. «Le elezioni nella nostra associazione sono quasi una pagliacciata - ha protestato Zampieri - perché a decidere sono sempre gli stessi».
Marioni ha adombrato scenari allarmanti: «Gli accadimenti di questi mesi avvenuti all’interno della nostra giunta, se portati a conoscenza dei nostri associati e dell’opinione pubblica, sono tali da generare un terremoto senza precedenti non solo a Vicenza ma nell’intero territorio nazionale». Calearo avrebbe trescato per allungarsi il mandato, simulando la disponibilità a una soluzione che egli stesso avrebbe imposto in violazione dello statuto. Accuse cui il presidente non ha risposto: «Sono del parere che bisogna obbedire alle leggi del silenzio e del lavoro».
Lunedì si doveva decidere. Ma Marioni, l’unico ad aver superato il quorum per essere ammesso al vaglio della giunta di Assindustria (il 15 per cento degli iscritti), non ha ottenuto la maggioranza dei consensi. Così la giunta ha chiesto a Calearo «la disponibilità a traghettare l’associazione in attesa di trovare un nuovo candidato». La riunione è durata cinque ore. Marioni l’ha abbandonata «disgustato» e Franco Masello ha annunciato le dimissioni da vicepresidente. E chissà se le azioni legali resteranno soltanto una minaccia.