"Vicenza ha cambiato tutto, lo rifarei"

Turigliatto: "Dopo la marcia speravo in un’apertura sulla base Usa, invece è successo il contrario"

Roma - Sta partendo per Vienna (una missione parlamentare), ha fatto mancare il suo sostegno al governo Prodi, e per questo motivo ha già stilato la sua lettera dimissioni: Franco Turigliatto , il senatore trotzkista di Rifondazione che la sinistra riformista addita tra i «colpevoli» della bocciatura non ha nessuna baldanza nello spiegare la sua scelta. (Il ministro Ferrero: "Inevitabile la sua espulsione dal partito").
Senatore, lo immaginava che il suo voto sarebbe stato determinante?
«Primo non è stato un voto, ma una astensione. Secondo, non ero determinante per la caduta, si faccia i conti».
Chi è stato determinante, allora?
«Sicuramente Andreotti, direi. Ieri al Senato abbiamo visto realizzarsi un gioco complesso e non ancora concluso. Non l’ho capito. Né io né Rossi saremmo bastati a far vincere...».
Detto così sembra quasi che lei sia più contento di apparire irrilevante, in quel che è accaduto oggi. Pentito?
«Pentito direi proprio di no».
Adesso la inseguiranno con il coltello, a sinistra, lo sa?
«E perché mai? Veramente non faccio che ricevere consensi».
Da chi?
«In tutto il pomeriggio ho ricevuto più di cento sms. Alcuni addirittura commoventi. Gente che mi ringrazia per una scelta che giudica coerente».
Quando ha deciso?
«La scelta definitiva? Sicuramente dopo la manifestazione di Vicenza: ha cambiato tutte le carte in tavola».
Davvero sulla base non c’erano margini di accordo?
«Ho avuto la speranza che il governo aprisse una verifica su questo tema, e che il mio partito la chiedesse».
Non è accaduto.
«Ho sperato in una apertura nel discorso di D’Alema: invece, purtroppo, è accaduto il contrario».
Non è che avrà deciso per lui?
«Be’, quando uno come lui, con la sua nota determinazione, dice che il no alla base sarebbe uno schiaffo all’America... Ho capito che non potevo tornare indietro».
Ma perché si dimette, scusi, se lei sa che la sua posizione è molto popolare nella base di Rifondazione?
«Perché sono arrivato in Parlamento grazie a Rifondazione, e sentivo che non potevo più vivere in conflitto con le sue scelte».
Ma allora perché non ha votato?
«Perché non credevo che fosse dignitoso continuare a votare cose che non condivido».
Non ha nessun ripensamento?
«No».
Voterebbe una nuova fiducia oggi?
«A un governo di centrosinistra che prendesse un impegno sulla base e sull’Afghanistan, senza problemi».