Vicenza, Pecoraro sabota i lavori alla base Usa

L’ufficio tecnico del ministro: nessun allargamento della caserma Dal
Molin prima di una valutazione di impatto ambientale dell’opera. La relazione dopo l’interrogazione dei Verdi in Parlamento. Lo scopo:
far slittare il piano di anni

Roma - Ai sensi di legge la base Usa di Vicenza non si può costruire. Non almeno se prima non si procede alla valutazione d’impatto ambientale. La risposta a un’interrogazione dei Verdi è stata data ufficialmente in aula dal ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
Romano Prodi ha detto sì agli Usa all’allargamento della base, ha chiesto fedeltà agli alleati interni anche in politica estera, ma sulle promesse agli americani pende la spada di Damocle della valutazione dell’impatto sul territorio (Via). E soprattutto quella della legge. Perché ci sono ben due norme che impongono che su quell’area si svolga la «Via», sostengono i Verdi in un’interrogazione e confermano gli uffici tecnici del ministero dell’Ambiente: una direttiva dell’Unione Europea, la 92/43, e un decreto dello Stato, il 377/88.
Il carteggio che si è svolto alla Camera in questi giorni, offuscato dalle dimissioni di Prodi, mostra un problema forse più grave degli scontri politici sull’opportunità di dare l’assenso agli Stati Uniti. E il ministro Pecoraro Scanio ha condiviso tutte le preoccupazioni dei suoi compagni di partito. Il progetto, hanno scritto gli uffici nella risposta che Pecoraro ha offerto ai suoi «interroganti», «dovrebbe essere sottoposto alla normale procedura d’impatto ambientale, non potendo farsi rientrare nell’eccezione prevista» dalla legge dell’88, per le «opere destinate alla difesa nazionale».
La base americana Dal Molin di Vicenza non può essere definita una base di difesa nazionale, spiega il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli, primo firmatario dell’interrogazione, perché non è base Nato e perché «manca il requisito giuridico del cofinanziamento». La base, cioè, è esclusivamente americana, e non esiste nessun cofinanziamento con l’Italia. Quindi, la valutazione d’impatto ambientale tecnicamente non si può «saltare», scrivono gli uffici del ministero nella relazione esposta da Pecoraro Scanio.
Se il ministro mantenesse la sua linea (come prevede la legge) la «Via» farebbe slittare in modo esponenziale i tempi di realizzazione della base americana. A meno che il governo Prodi non inserisca l’opera tra quelle destinate alla difesa nazionale. Ma a quel punto dovrebbe scattare il cofinanziamento Usa-Italia. Un’ipotesi che sarebbe fumo negli occhi per i pacifisti. Questo è il ragionamento a cui portano i documenti di legge citati dagli uffici del ministero dell’Ambiente, ma il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, non è d’accordo: «Pecoraro Scanio dice una sciocchezza, ma non potrebbe dire altro. Dice una bugia e non sa di dirla, perché non conosce il decreto ministeriale n. 377/88». Ma la base Usa non è base «di interesse nazionale» rispondono invece i Verdi.
La zona, spiega ancora Bonelli, «è molto delicata dal punto di vista ambientale. Chiederemmo la “Via” anche se si dovesse costruire un centro commerciale, non ce l’abbiamo con gli americani. Alla fine dovrà esserci un buon senso da parte di tutti e spostare la base da un’altra parte». Una parte di quell’area, spiega l’esponente dei Verdi, «è stata definita “un sito di importanza comunitaria dalla Ue”. La base sorgerebbe su un reticolo di sorgenti, e il progetto prevede tra l’altro un consumo di acqua con punte di 260 litri al secondo».
Anche Pecoraro Scanio, nella sua risposta tecnica, ha parlato di questo aspetto: «L’area interessata dall’intervento interferisce con il reticolo idrologico del Bosco Dueville e sorgive limitrofe». Per questo l’area «deve essere sottoposta anche alla valutazione d’incidenza». I comitati per il no alla base hanno organizzato una manifestazione per questa sera: «Non saranno i dodici punti di Prodi a fermare la mobilitazione», avvertono.