Vicenza senza preti, arrivano le suore-parroco

Andrea Tornielli

da Milano

Mancano i preti e a Vicenza arrivano le suore facenti funzione di parroco. L’annuncio è stato dato dal vescovo della città berica, monsignor Cesare Nosiglia, approdato in Veneto dopo essere stato per molti anni il vice del cardinale Ruini a Roma. Nosiglia, incontrando i rappresentanti dell’Unione superiori maggiori d’Italia (Usmi), ha parlato loro della necessità di affidare l’animazione di alcune comunità alle religiose. «Molte piccole parrocchie restano senza prete residente – ha spiegato il vescovo di Vicenza – è quindi necessario che si attivino équipe di laici disponibili ad essere punto di riferimento per l’azione pastorale d’intesa con i parroci presenti nell’unità pastorale». Ma oltre ai laici, ha precisato Nosiglia, una funzione preminente in questo ruolo di supplenza potrebbero svolgerlo le suore. «Credo che sarebbe importante e significativo se anche le religiose fossero disponibili ad assumere la responsabilità di una parrocchia – ha detto il vescovo – diventando così punto di riferimento per sviluppare l’unità pastorale. La presenza e il servizio delle religiose, in questo caso, aprirebbe una nuova strada anche per dare al carisma dei vari istituti uno sbocco interessante di apostolato».
Mentre l’affidamento della gestione di alcune parrocchie ai diaconi permanenti (solitamente sposati) o ai laici è un esperimento già in vigore da più parti in Italia, la discesa in campo delle suore è più rara anche se non rappresenta una novità del tutto inedita: nei decenni scorsi qualche iniziativa del genere è stata assunta a Udine e a Novara. Ora però, almeno a Vicenza, le suore viceparroci sembrano proprio destinate a diventare una realtà diffusa. All’origine del problema c’è il calo di vocazioni sacerdotali e la distribuzione capillare delle parrocchie nel territorio, che rende difficile anche in una storica diocesi del Veneto bianco e cattolico provvedere a tutte con un prete. Quella di sperimentare nuove forme di supplenza è quindi considerata come una scelta irreversibile e obbligata, da portare avanti con gradualità.
Monsignor Nosiglia specifica l’ambito della missione delle religiose che animeranno le parrocchie: «Responsabilità pastorale e di guida, svolta in collaborazione con i sacerdoti dell’unità pastorale, ma con pieno e diretto coinvolgimento». Che cosa significa? Significa che l’incarico di parroco rimarrà a un sacerdote, il quale però dovrà seguire più comunità e quindi, se potrà essere assicurata la Messa domenicale (che può essere celebrata sempre e soltanto da un prete), non garantirà una presenza costante. Ecco dunque il ruolo di supplenza della «suora-parroco». «Si potrebbe – ha detto ancora monsignor Nosiglia – affidare alle religiose la parrocchia affinché, assieme alle altre che costituiscono l’unità pastorale, possa contare su una presenza e su un servizio molto efficace e ricco di prospettive positive ed arricchenti per la gente e le stesse religiose». «Con le comunità religiose che si rendessero disponibili – ha concluso il vescovo di Vicenza – si potrebbe avviare una adeguata preparazione di équipe di religiose destinate a questo servizio, affrontando anche gli eventuali problemi connessi alla loro scelta». In pratica le suore che avranno in cura la parrocchia potranno svolgere tutte le attività del parroco che non prevedono la necessaria presenza di un sacerdote ordinato e in caso di necessità, potranno anche presiedere un rito di esequie sotto forma di preghiera, senza Messa. L’iniziativa annunciata dal vescovo Nosiglia attira ancora di più l’attenzione in questo periodo nel quale così tanto successo hanno, in Italia e nel mondo, le tesi del Codice da Vinci, secondo le quali la Chiesa cattolica sarebbe sempre stata tremendamente maschilista.