Il Vicenza si sveglia e agguanta la Juve

Palladino e Del Piero illudono i bianconeri, ma nell’ultima mezz’ora segnano per i padroni di casa Nastos e Paonessa

da Vicenza

Ventinove anni e venticinquemila spettatori fa, il Vicenza di Paolo Rossi e Gibì Fabbri e la Juventus del Trap con i Bettega, gli Zoff, i Tardelli e compagnia, incrociavano i bulloni sul tappeto del Menti nell’ultima gara del girone d’andata per contendersi - parola grossa, ma veritiera - una fetta di quello scudetto che poi sarebbe andato ai bianconeri nella volata finale. Fu uno zero a zero piuttosto deludente, ma premiato da una cornice di pubblico che mai più avrebbe riempito gli spalti a quel modo (scomposto, colorito ed entusiasta) e con quei numeri: 33mila. Ventinove anni e venticinquemila spettatori dopo (non più di 8mila ieri al vecchio Menti in virtù delle nuove restrizioni per l’ordine pubblico), con un bel po’ di differenze compresa una categoria di meno, il Vicenza ha agguantato la Signora dopo essere andato sotto due volte facendo assaggiare le asperità dei cadetti a una Juventus per la prima volta nella storia senza il tifo organizzato al seguito e nell’occasione agganciata in vetta dal Napoli vittorioso: i mille tagliandi riservati ai bianconeri, nell’impossibilità di essere posti in vendita, sono stati distrutti lasciando un paio di centinaia di tifosi torinesi a vociare senza troppa convinzione fuori dallo stadio a una mezz’ora dal fischio d’avvio.
Un assaggio indigesto per come s’erano messe le cose in campo, e una conferma dei limiti non tanto strutturali, ma mentali e tattici della formazione di Deschamps che è poi sbottato: «Non possiamo andare avanti così, l’atteggiamento è sbagliato». Sbagliato o meno che sia (in panca son rimasti a lungo Trezeguet e Camoranesi...), resta peraltro la prestazione maiuscola del Vicenza.
Ad una stoccata di Palladino dopo 6 minuti di gara è legata la sensazione che per la Juve la strada fosse subito in discesa; ma i bianconeri alternano dimostrazione di solidità a frequenti amnesie, lasciando spesso il pallino in mano ai biancorossi che interpretano il confronto senza timori (e al 30’ Buffon s’aggrappa a istinto e bravura e compie il miracolo) pur concedendo spessissimo metri e palloni al succitato goleador. È al 15’ della ripresa, quando Del Piero (che negli spogliatoi smentirà la notizia dell’imminente paternità) non perdona Zancopè, che per la Juve sembra la giornata dell’allungo al vertice della graduatoria.
Ma stranamente è sullo 0 a 2 che il Vicenza fa vedere le cose concretamente migliori: al 28’ Nastos indovina un diagonale che lascia di sale Buffon (applaudito in avvio di ripresa dalla curva biancorossa e autore di una apprezzata stretta di mano con un giardiniere del Menti) e i bianconeri cedono ulteriore terreno. Tant’è che al 33’, al culmine di un’azione così ben congegnata da riconciliare il pubblico con il calcio, Paonessa incorna di prepotenza rubando tempo e centimetri a tutti, recapitando così il pallone alle spalle del portiere campione del mondo: 2 a 2.