Il vicepresidente Bob Lutz, 74 anni, spiega al «Giornale» come il colosso di Detroit uscirà dalla crisi e svela alcuni retroscena dell’alleanza con il Lingotto «Rimpianti? Non aver fatto un’Alfa-Cadillac» Il numero due della General Motors: «Il so

Pierluigi Bonora

nostro inviato a Dresda

La consapevolezza di avere imboccato la via del rilancio: «La svolta di Gm è a dire poco fenomenale». Un accenno alle possibili nozze con Renault-Nissan: «Sull’argomento mr. Ghosn ha fatto più congetture di quanto non desiderasse il nostro presidente Wagoner». E un rimpianto a un anno e mezzo dal divorzio con Fiat: «Insieme avremmo potuto fare un’ottima nuova Giulietta Sprint». A 74 anni suonati Bob Lutz, svizzero di origine ma americano di adozione, vicepresidente della General Motors, di andare in pensione non ne ha proprio voglia: «Posso lavorare per altri 5 anni». Lutz, che ha partecipato insieme al top management di Gm Europa al lancio della nuova Opel Corsa, con il Giornale fa il punto sul nuovo corso avviato dal gruppo di Detroit e dice la sua a proposito dei cambiamenti decisi in casa Ford.
Alla fine del 2005 la General Motors sembrava sull’orlo della bancarotta, poi la svolta...?
«Si spendevano troppi soldi sotto forma di sconti e ribassi allo scopo di far fronte alla concorrenza. Quando abbiamo smesso, le ripercussioni non sono mancate sulle vendite nel primo trimestre. Ma la svolta più importante è arrivata grazie al cambiamento nella struttura dei costi, dove i contributi sanitari e pensionistici pesavano per Gm Nord America circa 6-7 miliardi di dollari l’anno. Inoltre, la situazione della controllata Delphi, non competitiva con gli altri fornitori, ci stava costando qualcosa come 2 miliardi in più l’anno».
Risultato?
«Prevediamo che alla fine del 2007 i nostri costi saranno inferiori di almeno 9 miliardi su base annua. È una svolta fenomenale. Vogliamo portare i costi strutturali dal 30% al 25% dei ricavi. Così potremo essere fortemente in attivo».
Presto fuori dal tunnel, allora?
«Non vedo la ragione di non poter confidare in un miglioramento costante. Se mi chiede quando saremo così tranquilli da poter dire che tutto va a meraviglia, la risposta è però “mai”».
Siete prossimi a un accordo con Renault-Nissan?
«Abbiamo stabilito con la controparte di non parlarne. Ad ogni modo, mr. Ghosn (presidente del gruppo franco-giapponese, ndr) ha probabilmente fatto su questo argomento più congetture di quanto non desiderasse il nostro Rick Wagoner».
Il vostro critico storico nonché azionista Kirk Kerkorian è ora più tranquillo?
«Immagino sia contento di vedere che stiamo guadagnando su base operativa. Il suo uomo nel board, Jerry York, è soddisfatto di come i nostri nuovi prodotti stanno andando negli Usa».
Intanto la Ford ha l’acqua alla gola...
«Il nuovo ceo Alan Mulally vuole conoscere la realtà della società e capirne i problemi, prima di imbarcarsi in una qualsiasi discussione per nuove alleanze. Mulally è il tipo di guida che una casa come Ford ha bisogno. Una volta presa una decisione è molto determinato e si muove rapidamente».
Quale è il peso della nuova Opel Corsa sul mercato europeo?
«Questa categoria potrebbe non essere fonte di grandi guadagni. Nell’ipotesi di vendita di 400mila-430mila unità, moltiplicando per il margine unitario e con una domanda di mercato che non richieda di praticare troppi sconti, il modello potrebbe coprire una grossa parte dei costi fissi».
Il duello con Fiat Grande Punto, nata sulla stessa piattaforma di Corsa...
«Il successo di Grande Punto e di altri modelli che gli italiani hanno lanciato dimostra quanto sia importante questo segmento. Per Fiat, non importa quante Alfa o quante Lancia riesce a vendere: sono tutte le piccole Fiat che devono andare bene. Lo stesso vale per noi».
Nessun rammarico dopo il divorzio da Fiat?
«No, penso che sia stata fatta la cosa giusta e che entrambi i gruppi abbiano tratto beneficio dalla collaborazione. Noi, per esempio, abbiamo avuto accesso alla proprietà intellettuale per i motori diesel. Il mio unico rammarico è che avremmo voluto lavorare con Alfa: noi vantiamo ottimi modelli a trazione posteriore e, a questo punto, avremmo potuto realizzare una nuova Giulietta Sprint. La nostra Cadillac CTS avrebbe potuto costituire un’ottima base per un’Alfa a 4 porte. Avrei voluto lavorare con la gente di Alfa Romeo».
La sua opinione sulla ripresa degli ex alleati...
«Fiat è un concorrente e a noi non piace che vada “troppo bene”. Siamo però contenti di vedere che, con i giusti provvedimenti, tagliando i costi, riducendo la capacità in eccesso e prendendo le misure, mantenendo gli investimenti nei prodotti, è possibile riprendersi. Anche di Fiat, come nel caso nostro, si era detto che “stava morendo”. Invece...».
Quando pensa di andare in pensione?
«Fin tanto che sarò in grado di dare il mio contributo, fin tanto che Wagoner e il board riterranno utile tenermi e fin tanto che mi sentirò più giovane dell’età effettiva, non vedo motivi per non lavorare altri 5 anni».