Vicesindaco: tre uomini per una poltrona

Il sindaco: «Per la giunta non ho ancora deciso nulla»

Fatto il sindaco, ora bisogna fare il vicesindaco. E sarà Letizia Moratti a dire se è stato un osso più duro Bruno Ferrante o se lo saranno i partiti alleati del centrodestra con cui lavorar di bilancino per spartire scrivanie e assessorati. Un braccio di ferro già cominciato con le prime dichiarazioni del day after a urne ancora calde. E a nulla son serviti gli inviti alla calma spediti ieri di buon mattino. «Per la formazione della giunta - le parole di donna Letizia - non ho ancora preso decisioni. Mi riservo di verificare i profili e le competenze». Idem per il vicesindaco («Non ci ho ancora pensato, ma i criteri saranno competenza, esperienza e professionalità»). Da centometrista i riflessi di un volpone della politica come Riccardo De Corato. «Metto a disposizione il patrimonio di consensi che ho ottenuto - ha spiegato ieri facendo un bilancio - e dico che chi si è presentato, ha messo la propria faccia davanti ai cittadini e ha ottenuto consenso deve essere valorizzato». Chiaro il riferimento alle 8.603 preferenze che ne fanno, dopo l’outsider Silvio Berlusconi, il recordman in Comune. Un appello che, lui sottolinea, non vuole essere un’autocandidatura, «ma porre principalmente un problema di metodo». «Bisogna rispettare - spiega - la volontà dei milanesi che hanno espresso le loro preferenze. Chi in campagna elettorale non si è speso e non si è sottoposto al giudizio dei cittadini non può pensare di rientrare dalla finestra». Parole che potrebbero essere immediatamente sottoscritte da Tiziana Maiolo che, dall’alto delle sue 4.624 preferenze, non nasconde le sue ambizioni.
Via al toto candidati dunque. Con De Corato che la Moratti vorrebbe probabilmente dirottare alla presidenza del consiglio comunale. Ruolo di prestigio e che eviterebbe di marcare un’eccessiva continuità con la giunta Albertini. Anche se, probabilmente, De Corato pur di avere un ruolo attivo nella prossima amministrazione, potrebbe accettare anche un semplice assessorato. Senza i galloni del vice Moratti. Che, soprattutto all’inizio della campagna elettorale, sembravano destinati a Maurizio Lupi. L’«assessore intelligente» della prima giunta Albertini, punto di riferimento dell’area ciellina, volato poi a Roma a far l’onorevole. Ed è proprio l’impegno romano a far nascere i dubbi. Lupi, infatti, che oltretutto è anche vicario cittadino di Fi, per non perdere la ribalta nazionale sarebbe disposto a fare il vicesindaco con deleghe leggere. Soluzione che non piace agli azzurri non-ciellini che, per la sua nomina, dovrebbero dissanguarsi lasciando più assessorati agli alleati. Con An prontissima a rinunciare al vicesindaco in cambio però di tre assessorati. Dalle parti di Fi da tempo si muove anche Paolo Romani, già sottosegretario nell’ultimo governo Berlusconi. E, un tempo, in predicato di affiancare Albertini come sindaco ombra a fine legislatura. Possibile anche una soluzione interna alla Lista Moratti. Il nome più in vista è ovviamente quello dell’ex sindaco e oggi assessore al Pirellone Piero Borghini. Ma lui, da bravo uomo macchina esperto dei meccanismi dell’amministrazione, punta piuttosto a sostituire Giorgio Porta nel ruolo di direttore generale. Certo, un’esplicita richiesta della Moratti potrebbe fargli cambiare idea. A caccia di un posto anche il Carroccio. «Adesso ci aspettiamo un vicesindaco della Lega - l’annuncio ai naviganti diffuso da Massimo Zanello, capogruppo della Lega Nord in Regione -. Desideriamo che il partito abbia maggiore visibilità». Lui ha già fatto il presidente della provincia, Matteo Salvini ha messo in cassaforte più di 3mila voti. Azzardato considerarli in corsa. Ma la strada è ancora lunga.