«Vicino a Ferrante? Mai. I miei biglietti li ho dovuti regalare»

Per qualche mese ha conservato quei due biglietti per la prima scaligera come fossero una reliquia. Questione di abitudine: «L’ho sempre fatto, anche negli anni passati. Li ho sempre tenuti lì, nel cassetto della mia scrivania in assessorato. E ogni mattina ho controllato che ci fossero» dice Roberto Predolin. Poi, stavolta, aggiunge, c’era pure di mezzo questa prima senza Riccardo Muti e con il nuovo sovrintendente Stéphane Lissner.
Ma, sorpresa, ieri, l’assessore al Commercio non era nella platea del Piermarini: assente «giustificato» dice. «Quando ho scoperto che il mio vicino era nientepopodimenoche l’ex prefetto, be’ mi sono sentito imbarazzato a condividere quel posto. Con Bruno Ferrante non voglio aver più niente da spartire». Esagerazione? Lui, Predolin, sostiene di no: «Se oggi la Scala è all’insegna del rinnovamento e se questo teatro ci proietta nell’Europa e nel mondo non dobbiamo ringraziare certamente l’ex prefetto. Anzi, quando l’attuale candidato del centrosinistra era un rappresentante dello Stato non ebbe mai fiducia nell’amministrazione comunale ma fu sostenitore invece delle tesi di quei lavoratori della Scala che, allora, erano disposti a far terra bruciata attorno al simbolo dell’eccellenza milanese».
Ragione dunque più che sufficiente per «donare» quei due biglietti «per posti centrali piuttosto ambiti» ad una coppia di anziani melomani. Che, evidentemente, ignorano il curriculum vitae del loro vicino di poltrona.