Vicoli, i muri come bacheca no global

Luciano Gandini

«Se potessero parlare, quante cose avrebbero da dire questi muri!», quante volte abbiamo pensato o ascoltato una frase del genere. Ci sono casi, però, in cui i muri parlano. Certamente non per raccontare quello che vorremmo sapere, ma per dar voce a chi se la prende, in barba a qualsiasi legge o norma di semplice buona educazione. Accade nei carruggi della nostra città e, sempre più spesso, sui muri di palazzi di notevole importanza artistica e, magari, appena restaurati con fior fiore di soldi, pubblici o privati che siano.
Queste scritte s’accompagnano spesso all’affissione abusiva e sono fenomeni che scappano a qualsiasi controllo o sanzione. Vittime «illustri» sono la Galleria di Palazzo Reale o la Loggia di Banchi, ma l’elenco potrebbe essere lungo. Gli autori delle scritte sono i soliti ignoti. Non sappiano nulla di loro. O meglio di loro conosciamo solo le loro opinioni politiche. Le scritte, come vedremo, sono la voce incontrollata di una frangia della sinistra estremista, sempre più forte e presente nella nostra città, ma anche sempre più nascosta. Nella hit parade dei destinatari delle scritte c’è la polizia, seguita a distanza dal Governo, nella persona del Ministro Moratti e della sua riforma della scuola. Da via del Campo, infatti, è possibile scorgere un grosso «attacchiamo la polizia» in vico Croce Bianca o un ancora più grosso «basta espulsioni, cpt = lager» in piazza Vacchero, accompagnato da un appello liberamente ispirato (...)