Victor confessa: "Federica l'ho ammazzata io"

L’uruguaiano Victor Diaz Silva è stato preso a 180 km da Lloret de Mar la cittadina balneare dove ha violentato e massacrato la ragazza veneta: ha confessato subito

Lloret de Mar - «Sì, ho ucciso io la ragazza italiana». Victor Diaz Silva, l'uruguaiano di 28 anni, da giorni braccato dalla polizia catalana perché fortemente sospettato di aver assassinato Federica Squarise, è stato catturato ieri in serata a Tarragona, centottanta chilometri da Lloret de Mar. L’uomo è stato fermato grazie alla denuncia di un uomo che si è recato nel commissariato della polizia municipale nella strada centrale Pere Martell per segnalare di aver visto un giovane che corrispondeva alla descrizione del presunto killer di Federica. Contro di lui, il simpaticone e «innocuo» uruguaiano che, nella cittadina dello sballo della Costa Brava campava di espedienti, gli agenti dei Mossos d'Esquadra avevano raccolto fin dall'inizio del giallo della scomparsa della padovana, pesanti indizi. E per questo dopo gli interrogatori e il prelievo del Dna avevano deciso di lasciarlo in libertà vigilata tenendo sotto controllo il suo telefono e i suoi spostamenti. Victor era stato infatti inquadrato dalle telecamere, che lo avevano ripreso mentre nella notte tra il 30 giugno e il primo luglio si allontanava dalla discoteca con Federica. Nei primi interrogatori era caduto in più di una contraddizione. Poi venerdì, quando è stato riascoltato, nella Financial Castellana, la Procura del distretto di Girona «el Gordo», il ciccione come tutti lo avevano soprannominato per via della sua stazza, era stato invitato a farsi prelevare un campione di Dna.

Secondo una prima ricostruzione sarebbe stato subito dopo questo nuovo interrogatorio che Victor sentitosi perduto avrebbe deciso di liberarsi del cadavere di Federica buttandolo nella scarpata a ridosso del parcheggio pubblico do Can Xaragoza. Poi, con l'aiuto di un amico fidato, avrebbe imboccato la strada per Tarragona dove ieri è stato fermato e arrestato. È stata proprio la prova del Dna dell’uruguaiano che ha permesso agli inquirenti di chiudere in tempi brevi questa storia agghiacciante. L’uomo, infatti, l’avrebbe prima violentata e poi uccisa. Mentre scriviamo queste righe «el Gordo» sta rilasciando la sua deposizione nella stazione di polizia di Tarragona e oggi verrà trasferito nel carcere di Blanes.

Del barista improvvisato del Beach & Friends, il locale dove Federica e l'amica Stefania l'avevano conosciuto quella notte, purtroppo Federica si è fidata. Lo ha seguito alla discoteca Yates e poi fino al luogo, forse una casa fatiscente, forse un boschetto, dove è stata prima violentata e poi soffocata o strangolata, come i rilievi autoptici confermerebbero. A mettere sulla pista giusta gli investigatori spagnoli erano state anche le tracce repertate sulla maglietta di Federica, trovata sulla spiaggia del Passeig Maritim.

In Spagna, dopo un singolare viaggio in auto da Padova, è arrivato la notte scorsa anche l'avvocato Aldo Pardo che cura, non senza qualche attrito, gli interessi della famiglia Squarise desiderosa di avere solo chiarezza. Sul luogo dove è stato ritrovato il cadavere di Federica ieri mani pietose hanno deposto alcuni mazzi di fiori e una bandiera italiana.

Un gesto che rende ancor più grottesco l'attacco ai giornalisti italiani mosso ieri dal sindaco di Lloret che ci ha accusato di «diffondere una cattiva immagine di questa perla della Costa Brava che rischia di compromettere l'arrivo dei turisti». Eppure nonostante la grama fine di Federica Squarise e di tante altre turiste che, in queste settimane, hanno allungato la lista delle morti misteriose, la solita milionata di ragazzi scandinavi, russi, inglesi e italiani in cerca di sballo e di cocktail venefici con droga e altre porcherie (i casi di coma etilico sono in crescita esponenziale qui, ogni sera) continuerà ad arrivare a Lloret de Mar.