Victor: "Ero strafatto, urlava e l’ho soffocata"

L'uccisione di Federica. La confessione dell’uruguaiano dopo un lungo interrogatorio: &quot;Le ho messo un braccio sulla bocca per farla tacere&quot;. La violenza nel garage sotto i giardini di Lloret de Mar<br />

Lloret de Mar - «Ero fatto di droga e alcol, lei strillava, allora le ho messo un braccio sulla bocca. Volevo farla tacere. Tacere. E così che ho ucciso Federica». È una nevrotica cantilena che «el gordo», il vigliacco uruguagio che ha assassinato Federica Squarise ripete in continuazione ai Mossos d'Esquadra fin dal primo interrogatorio. Ha attaccato con queste parole, ieri quando, poco dopo le 14, è arrivato al commissariato distrettuale di Blanes, dopo una prima notte in cella trascorsa in quello di Tarragona, dove mercoledì sera è stato catturato. Ad attenderlo, oltre ad un nugolo di giornalisti, una piccola folla che gli ha urlato le cose che merita: bastardo, cabrones, hijo de puta. Lui, maglietta granata, jeans e infradito, i capelli invano rasati a zero per non farsi riconoscere si è infilato, o meglio si è lasciato trascinare dentro a testa bassa. Ed è scomparso dietro un cancello azzurro. Era in stato confusionale Victor quando gli hanno messo le manette tanto che è stato subito fatto vistare all'ospedale Sant Pau y Santa Tecla, ed è, o fa finta di essere in stato confusionale anche adesso che, per altre 96 ore almeno, sarà ascoltato, senza troppi complimenti, dagli investigatori catalani prima che il suo fermo venga convalidato dal giudice Maria Teresa Ferrer. Nella sua confessione, rinnovata anche alla presenza anche dell'avvocato d'ufficio, il ciccione che faceva il gagà per conquistare con le sue battute le turiste, ammette che la giovane padovana ha tentato disperatamente di lottare per sottrarsi allo stupro. Ma anche se non ammettesse nulla, parlano ancor più esplicitamente i segni di quella disperata lotta: i frammenti della sua pelle che sono stati trovati durante l'autopsia sotto le unghie di Federica, e i graffi che la ragazza gli ha lasciato sulle braccia. Le braccia, coperte di tatuaggi di Vicor, sono piene di «aranazos», di graffiate, conferma il tenente Xavier Carres dei Mossos d'Esquadra. L'assassinio di Federica si consumato nel raggio di 800 metri, in almeno tre momenti. L'innocente e romantica passeggiata sulla spiaggia che Victor le aveva proposto, dopo un paio d'ore trascorse alla discoteca Yates. Poi la prima, mossa inattesa da parte di Victor: la deviazione verso il suo appartamento, al 33 di Carrer Joan Lambert. È in quell'abitazione, la numero 5, al secondo piano della scala B che i Mossos d'Esquadra hanno fatto irruzione martedì notte attorno alle due nella disperata ricerca di qualche indizio. Ma hanno trovato solo un letto sfatto, dove Federica sembra proprio non sia mai stata costretta a stendersi. Così, secondo i dettagli della ricostruzione che filtrano dalla confessione di Victor, il calvario della giovane padovana è proseguito per altri cento metri verso i giardini Can Xardò. Il boschetto sul terrapieno nel cuore della città, con il parcheggio sottostante dove Victor teneva la sua vecchia Renault 5. E lì che «el gordo» ha tentato di mettere in atto il suo piano maledetto, il suo tentativo di approfittare della ragazza con violenza. E lì, dunque che Federica è stata uccisa. Ed è sempre lì nel luogo dove la gente di Lloret continua a deporre mazzi di fiori e da dove stasera partirà una fiaccolata, che Victor subito dopo ha tenuto nascosto per giorni il cadavere. Nel baule di quella vecchia auto prima di liberarsene, gettandolo tra le sterpaglie. Poi al volante di quella stessa auto ha tentato la sua fuga impossibile a Tarragona. Finita con le manette e gli insulti della gente.