Un video cattura il sicario della spia russa

Si è aggregato ai due uomini d’affari russi, si è finto un intermediario ed è stato lui a preparare un tè. Corretto al polonio

Tutti a caccia di Vladislav. Ormai c’è anche l’identikit: alto, corporatura massiccia, capelli corti e neri, viso con chiari lineamenti dell’Asia centrale, ma soprattutto freddezza del killer d’alta scuola. L’hanno descritto i testimoni, l’hanno ripreso persino le telecamere di sicurezza dell’aeroporto di Heathrow, mentre sbarcava a Londra. È lui l’assassino che compare in fondo al più diabolico giallo degli ultimi anni. Scotland Yard non ha più dubbi. Il caso è risolto. Peccato per l’ultimissimo dettaglio: Vladislav è solo un nome convenzionale. In realtà, nessuno conosce la sua vera identità. Mentre cercano di ricostruirla, lui è già lontanissimo. Al momento va definito scomparso. Come i veri professionisti, dissolto nel nulla.
Dal suo punto di vista, dal punto di vista di chi l’ha pagato e l’ha mandato, la missione è perfetta. L’assassinio al polonio di Alexander Litvinenko, ex agente del Kgb di cui tutto il mondo ha fatto conoscenza nelle ultime settimane del 2006, è un lavoro sporchissimo ed esemplare. Per gli amanti del genere, spy-story e dintorni, la ricostruzione degli inquirenti inglesi è lettura avvincente. Seguiamolo passo dopo passo, il lucido e spietato Vladislav. Racconti così si leggono soltanto sui libri.
Il killer arriva in Gran Bretagna la mattina del primo novembre, con un volo da Amburgo. Guarda caso, tra i passeggeri dello stesso aereo c’è anche Dmitri Kovtun, un’altra bella persona dell’ex Kgb sovietico che ritroveremo sulla scena del delitto. Quanto a Vladislav, si muove con un passaporto lituano o slovacco. Com’è noto, qualunque spia degna del nome viaggia sempre con una piccola biblioteca di passaporti, tant’è vero che poi lo stesso Vladislav lascerà il suolo inglese grazie ad un ulteriore documento di altro Paese europeo.
Lo zoom adesso si posta al Millenium Hotel. Qui, ad un tavolo nel bar, ci sono tre persone di chiara provenienza sovietica. Parlano a bassa voce. Di affari. Sono tutti e tre originari dell’Urss, quando l’Urss era l’Urss: il primo è il condannato a morte - benché ancora non lo sappia - Litvinenko, il secondo è quel Kovtun che già abbiamo trovato sullo stesso volo del killer Vladislav, il terzo è l’uomo d’affari Andrei Lugovoi.
Ad un certo punto, il colloquio si interrompe. I tre preferiscono salire in una camera al quarto piano, per sentirsi più tranquilli. Qui, improvvisamente, si materializza pochi minuti dopo una quarta persona: Vladislav. A Litvinenko viene presentato come un intermediario, in grado di fargli ottenere un ottimo contratto con una compagnia privata di sicurezza, a Mosca.
Il piano è scattato. Per gli specialisti del ramo, un lavoro elementare. Durante la discussione, Vladislav si alza e prepara distrattamente del tè per Litvinenko. Costui, come ex agente segreto del Kgb, deve aver accumulato parecchia ruggine, se è vero che tranquillamente lo beve, senza timori e senza sospetti. Dentro, il famigerato Polonio 210. A detta dell’esperto Oleg Gordievsky, a sua volta ex agente Kgb utilizzato come consulente dagli investigatori inglesi, l’acqua del tè deve essere sicuramente tiepida, perché diventa bollente grazie alla radioattività. Impossibile somministrarlo in una bevanda fredda.
A parte i dettagli tecnici, la missione del misterioso Vladislav è praticamente conclusa. Mentre la riunione si scioglie, lui saluta e raggiunge di nuovo l’aeroporto, dove riparte nel giro di poche ore.
La stessa sera, il seguito già abbondantemente noto: Litvinenko va a cena con Scaramella nel sushi bar e si sente male, non certo per il sushi. Il 23 novembre, dopo indicibili sofferenze, morirà. Prima, però, fa in tempo a descrivere il famoso quarto uomo, quel Vladislav che adesso è l’obiettivo numero uno di Scotland Yard. Inutile dire che secondo gli amici della vittima Vladislav è un killer prezzolato dal Cremlino.
Qualcosa di più, intanto, bisognerebbe sapere sui due uomini, Kovtun e Lugovoi, che hanno organizzato l’incontro d’affari. Vladislav li ha usati, oppure a loro volta hanno preparato attivamente la trappola letale, cioè sono complici? Per trovare la risposta mancante, Scotland Yard vorrebbe tornare quanto prima a Mosca. Anche se i muri sono caduti, l’operazione resta complicata: dal Cremlino è già arrivato un no. Se ne riparlerà più avanti, dicono a Mosca, quando gli inglesi avranno terminato il lavoro a Londra. Ma l’impressione è che non sarà facile neppure allora. Sorride Vladislav, che continua a guadagnare tempo.