Video, foto e rumori per rivivere il viaggio da Genova a New York

Ricostruzioni multimediali per ricreare la traversata virtuale compiuta dagli emigranti nel ’900

Dal Galata Museo del Mare salpa la mostra permanente «La America! Da Genova a Ellis Island. Il viaggio per mare negli anni dell'emigrazione italiana» che colloca allegoricamente il passaggio degli emigranti tra «vecchio» e «nuovo mondo». Un’esposizione che, attraverso una ricca documentazione, racconta della Genova al tempo dell'emigrazione, di come la città si attrezzò per ricevere migliaia di persone in partenza, dei problemi sociali e di ordine pubblico che si presenteranno, ma anche delle storie e dei fatti di cronaca. L'allestimento - otto sale in tre gallerie per un totale di 1200 metri quadri - ripropone le condizioni di viaggio degli emigranti diretti negli Stati Uniti nel periodo tra il 1892, anno in cui entra in funzione Ellis Island, l'isola a due miglia da New York, e il 1914, anno dello scoppio del primo conflitto mondiale. Così dopo il successo della sala «Piroscafo», il Galata Museo del Mare - con il sostegno della Regione e della Compagnia di San Paolo, sostenitori anche del nuovo allestimento del futuro Museo dell'Emigrazione che dovrebbe essere inaugurato nel 2009 - prosegue sul filone del viaggio tra Ottocento e Novecento.
Spiega il curatore della mostra, Pierangelo Campodonico: «Rispetto alle esposizioni tradizionali sul tema dell'emigrazione, per lo più fotografiche e documentarie, “Da Genova a Ellis Island” fa rivivere, al visitatore, l'esperienza “emigrazione”. Munito di un passaporto e di un biglietto di viaggio, il visitatore arriverà a Genova e qui incontrerà la realtà di una città che, in pieno sviluppo industriale, vive sull'emigrante. Attenderà, come molti, l'arrivo del proprio bastimento ed entrerà nella ricostruzione dell'antica stazione marittima di Ponte Federico Guglielmo, oggi Ponte dei Mille e, dopo i controlli e le raccomandazioni, potrà salire sul piroscafo di emigrazione». Una volta a bordo, dopo aver superato la Stanza dell'Attesa, impreziosita dal dipinto «Emigranti» di Angiolo Tommasi che risale al 1895, attraverso una postazione multimediale il visitatore potrà verificare il passaporto che gli è stato assegnato, scoprendo la storia del personaggio al quale è collegato.
Suggestiva la ricostruzione della Stazione marittima, del molo e la fiancata del piroscafo «Città di Torino», ricreata nei minimi dettagli a grandezza naturale, sulla scorta dei disegni originali. Fisicamente il visitatore salirà a bordo, in cerca della sua cuccetta, ascolterà le storie degli emigranti e rivivrà la drammaticità della partenza. Dagli oblò e dalle finestre si vedrà il mare aperto, in diverse condizioni di luce e, infine, la statua della Libertà, che per emigranti era il simbolo dell’arrivo nel Nuovo Mondo. Questa, però, non è la fine del viaggio nella mostra genovese. Il visitatore, da emigrante, sbarcherà a Ellis Island: qui entrerà nella Inspection Line, il percorso fatto di visite mediche, interrogatori e test allestito dall’amministrazione federale statunitense per verificare se possedeva i requisiti per essere accolto in America. Un programma multimediale, permetterà di essere sottoposto a un'intervista, che verificherà, attraverso 29 domande, all'ammissibilità allo status di immigrato. L'ultima scena, infine, apre le porte di New York con le luci della grande Mela tra Ottocento e Novecento, ma anche i problemi di un popolo alla ricerca di maggior fortuna.
«Per realizzare la mostra - commenta Maria Paola Profumo, presidente del Mu.Ma - abbiamo sviluppato una coproduzione con l’Ellis Island Immigration Museum di New York e l'ambasciata Usa in Italia. Un contatto importante, perché va ricordato, che gli italiani che passarono per quell’isola nella baia di New York furono oltre 3milioni, una percentuale enorme sui circa 12 milioni di persone che vi transitarono tra il 1892 e il 1956. Il che - commenta Profumo - fa del nostro popolo quello che maggiormente dovette subire le procedure e i controllo di questa fase dell'immigrazione americana».