Un video per incastrare Jackson

da New York

Un video dove un minorenne descrive alla polizia, tra imbarazzi e lunghi silenzi, i dettagli delle molestie sessuali subite a opera di Michael Jackson potrebbe segnare la svolta del processo contro il cantante. L'accusa è riuscita a chiudere nel modo migliore la parte del processo dedicata alle testimonianze presentando alla giuria il drammatico video dove il tredicenne descrive agli agenti della polizia di Santa Barbara le molestie subite nella stanza da letto del cantante al Neverland Ranch.
«Mi voleva mostrare come masturbarmi - racconta il ragazzo ai poliziotti, completando le frasi solo tra lunghe pause -. Ho detto di no. Mi ha detto che l'avrebbe fatto lui per me». La prima volta sarebbe accaduto al Ranch nel febbraio 2003 dopo che il giovane e la sua famiglia avevano trascorso una vacanza in Florida con il cantante. Durante la vacanza non era accaduto niente. «Mi ha messo la mano sulle parti intime. Ha cominciato a masturbarmi. Gli ho detto che non volevo ma lui ha continuato», ha raccontato il ragazzo. La scena si sarebbe ripetuta in cinque notti diverse. Alla fine della confessione agli agenti il ragazzo chiede ai poliziotti di «non dire niente a sua madre».
Il video è un colpo magistrale per l'accusa: riesce a presentare il racconto del ragazzo in modo più efficace e convincente di quanto fatto dallo stesso accusatore in aula. Inoltre la richiesta ai poliziotti di non dire niente a sua madre sembra distruggere la tesi centrale della difesa: che le accuse di molestie sono frutto di un copione scritto dalla donna (ed eseguito dai figli) per distruggere il cantante.

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