Il video di Mastrogiacomo: "Sto bene, liberatemi"

Recapitato a <em>Emergency</em> un video con l’appello del giornalista: &quot;Alla mia famiglia dico: finirà tutto bene&quot;. Il reporter è apparso teso e dimagrito

Kabul - «Sono Daniele Mastrogiacomo, figlio di Mario, vorrei dire che sto bene, e fare un appello al governo italiano: liberatemi» chiede l’inviato di Repubblica rapito la scorsa settimana, in un video girato dai talebani. Il giornalista italiano è un po’ dimagrito, con un filo di barba grigiasta, uno scialle a scacchi verdi sulla testa, probabilmente un turbante pasthun e una camicia occidentale. Lo sfondo è la classica parete di fango e crepe all’interno di una casa afghana, in qualche villaggio sperduto nella provincia di Helmand, dove il giornalista è stato rapito dieci giorni fa. Il video è arrivato a Kabul nelle mani di Gino Strada, il fondatore di Emergency, l’organizzazione umanitaria italiana che ha un ospedale nella capitale afghana e un altro a Laskargah, il capoluogo della provincia di Helmand, dove Mastrogiacomo è stato inghiottito.

«Sono un giornalista di Repubblica. È lunedì 12 marzo. Vorrei dire che sto bene, e fare un appello al governo: liberatemi. Siamo entrati con altri due colleghi afghani illegalmente nel loro territorio» spiega l’ostaggio nei circa due minuti di ripresa riferendosi alle aree controllate dai talebani. I fondamentalisti che lo hanno sequestrato non si vedono mai, ma si nota la presenza nelle vicinanze, da come Mastrogiacomo gira la testa cercando in qualche maniera approvazione. «E quindi mi rivolgo al governo italiano e al presidente Romano Prodi perché possa (agire) in tutte le direzioni per ottenere la nostra liberazione» sottolinea l’ostaggio riferendosi anche ad Ajmal, il suo interprete con il quale è partito da Kabul per il sud del Paese e Said Agha, l’autista trovato sul posto. Con alcune frasi un po’ confuse, a causa della tensione, Mastrogiacomo ripete l’appello al governo «e alla sensibilità del presidente Romano Prodi» per arrivare alla fine dell’incubo. Poi l’inviato di Repubblica prosegue dicendo: «Sono tranquillo, sono convinto che tutto finirà bene». Nel video Mastrogiacomo afferma di essere «in buone condizioni fisiche... e comunque in vita». Nell’ultima parte del video il giornalista italiano si gira verso destra, come se rispondesse alla sollecitazione dei talebani, che si tengono fuori campo e riprendono l’ostaggio. «Ah... mi rivolgo poi a mia moglie, Rossella, e ai miei figli, Alice e Michele» afferma Mastrogiacomo ricordandosi che doveva dire ancora qualcosa. «State tranquilli, non c’è problema. Sapete che vostro padre ancora ce la fa. Credo che questa è una situazione in cui mi hanno arrestato perché stavo in territorio talebano. Quindi credo che presto mi rilasceranno, ovviamente bisogna avere soltanto un po’ di pazienza. Sono sicuro che voi mi state vicino. Grazie, per tutto quello che state riuscendo a fare».

A differenza dei tagliagole iracheni gli afghani hanno deciso, almeno per ora, di non girare un video truculento evitando i mitra puntati alla testa o i coltelli sotto la gola. Una scelta morbida per la definitiva prova in vita, «che il governo italiano voleva», come ha sostenuto Gino Strada.

La consegna del video deve’essere avvenuta all’ospedale dell’organizzazione umanitaria italiana a Laskargah, il capoluogo della provincia di Helmand, dove Mastrogiacomo è stato rapito. Ieri sera il filmato è stato trasmesso in Italia sia al governo che a Repubblica e ai familiari di Mastrogiacomo. Da due giorni si parlava del video e l’arrivo improvviso a Kabul del fondatore di Emergency era un chiaro segnale.

Ieri, però, alle 6.50 del mattino la capitale afghana è stata svegliata da una potente esplosione. Un’intera fetta del bazar dove si vendono armi da caccia è stata spazzata via. Sul primo momento si pensava a un’autobomba, ma poi la polizia ha parlato di incidente. Della polvere da sparo avrebbe preso fuoco provocando un’esplosione. In realtà un’area di 40 metri per 50 è stata rasa al suolo e i cadaveri sotterrati dalla forza dell’esplosione. Il bilancio delle vittime varia da 6 a 13 morti e i feriti sono una trentina, ma il sospetto è che non si tratti di un semplice incidente. A Khost, nell’Afghanistan orientale, un terrorista suicida è saltato in aria al passaggio di una pattuglia della polizia, uccidendo 8 afghani e ferendone 35.