Il video, la memoria e l’inconscio Il romanzo della Kristof diventa teatro

Laura Novelli

«Atto unico in cui la protagonista dialoga in scena con le immagini della sua mente, dando vita a una triplice dimensione: realtà, ricordo e inconscio. L’azione in palcoscenico interagisce con proiezioni in video, creando effetti di forte suggestione e spiazzanti colpi di scena». Così il regista Jeppe Rubino (impegnato da anni nella regia di video, cortometraggi e programmi per la televisione) spiega la sua personale lettura del romanzo breve di Agota Kristof La chiave dell’ascensore che vedremo da questa sera al teatro Vascello (repliche fino a domenica) con Barbara Brizi, Dino Abbrescia e Gianluca delle Fontane per interpreti.
Al di là dell’indubbio valore letterario del testo (la Kristof è una delle maggiori scrittrici ungheresi contemporanee), lo spettacolo incuriosisce proprio per la soluzione scenica adottata: il dialogo tra l’azione viva del personaggio femminile che anima il libro (la venticinquenne Brizi) e le immagini della sua memoria, concretizzate in video dal marito di lei (Abbrescia) e dalla figura del medico (Delle Fontane), diventa qui linguaggio polimorfo di un viaggio dentro di sé che si moltiplica all’esterno attraverso dimensioni diverse e complementari.
«Il lungo monologo della protagonista - prosegue Jeppolo, qui alla sua prima prova teatrale - è ritmato dagli interventi in video del marito e del dottore, che si muovono nella scena proiettata con un che di misterioso e distorto, a sottolineare la trasposizione tra proiezione mentale e proiezione scenica, mentre da una finestra vediamo lo scorrere del tempo, l’alternarsi delle stagioni».
Per informazioni e prenotazioni 338/1895678 - 333/6038831.