Video-poker, ora è allarme

Avevano immesso sul mercato oltre 1.500 slot-machine e video-poker, videogiochi fuori legge da circa un anno. Ma la truffa, studiata nei minimi dettagli dai titolari di due fabbriche di congegni automatici da gioco con sede nella capitale, è stata scoperta dagli agenti della Divisione della polizia amministrativa e sociale della questura di Roma, diretti dal Giuseppe Italia, e dell’Ispettorato compartimentale dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, coordinati dal Piero Ferrara.
Venti le persone denunciate per truffa aggravata ai danni dello Stato, falso ideologico, agevolazione del gioco d’azzardo, installazione di apparecchi da gioco illeciti. Una licenza sospesa dal questore a una ditta installatrice dei congegni vietati, 16 i provvedimenti di sospensione delle licenze per cinque giorni nei confronti di esercizi pubblici, 1.300 i nulla osta ritirati per la distribuzione e messa in esercizio dei video-poker. Oggetto del raggiro i certificati di autorizzazione per l’installazione degli apparecchi. Infatti, secondo una ricostruzione del raggiro, i due riuscivano a procurarsi le autorizzazioni da parte dell’amministrazione dei Monopoli di Stato rilasciando false dichiarazioni e sottoponendo a omologazione prototipi completamente diversi da quelli che venivano effettivamente prodotti e venduti ai noleggiatori che a loro volta li piazzavano in bar, sale gioco e circoli privati della capitale, soprattutto, sembrerebbe a quelli del litorale. Per risalire alla frode alcuni poliziotti si sono finti incalliti giocatori e hanno fatto il giro di sale giochi e hanno individuato le macchine manomesse che offrivano vincite in denaro sottobanco.
Non sempre è stato semplice scoprire l’imbroglio, in quanto in molti casi il gioco illegale veniva attivato dai baristi con un telecomando a distanza. Secondo il questore di Roma Marcello Fulvi questo «è un fenomeno a contenuto sociale che bisogna bloccare, perché oltre alla truffa ai danni dello Stato, coinvolge migliaia di persone, pensionati, mamme, spesso residenti in quartieri popolari e che non di rado corrono il rischio di finire in mano agli usurai per pagare i debiti di gioco».
L’indagine che proseguirà per ulteriori accertamenti è coadiuvata da quattro procure, Roma, Velletri, Civitavecchia e Tivoli la quale ha chiesto la sinergia tra carabinieri, polizia e guardia di finanza per i controlli sul territorio di sua competenza. Attualmente ci sono macchine, le «new slot» con patente di legalità, l’80 per cento delle quali sono collegate in rete che sono autorizzate a dare vincite in denaro. Si può giocare fino a un euro e su un ciclo di 14mila partite il 75 per cento del denaro immesso torna al giocatore, l’11 per cento viene distribuito tra il concessionario, il gestore e l’esercente mentre il restante 13,5 per cento va nelle casse del fisco.