La videoarte colpisce al cuore il Duomo

(...) nel catalogo l'assessore provinciale alla Cultura: «Mai infatti fino ad ora alcuna cattedrale d'Europa ha ospitato stabilmente un'opera di videoarte, fino a darle uno spazio totalmente dedicato, addirittura adiacente alle reliquie del grande pastore Carlo Borromeo».
Ma il bello viene nell'intervento conclusivo del suddetto catalogo, intitolato «Previsioni del tempo nel sistema dell'arte», dove si legge: «Se entriamo nello spazio della cattedrale ci imbattiamo in una apparentemente chiara direzionalità, che prende vita sia dall'assetto delle navate - orientate verso il presbiterio - sia dalla compagnia iconografica della luce. Vera protagonista dello spazio, essa illumina sì dei filtri colorati ma non riesce a darci l'intera narratività che corrisponde a un preciso progetto pensato - per così dire - sulla “pagina” del Duomo». Traduzione: i costruttori del Duomo, essendo dei poveri uomini del Medioevo, non erano intelligenti come noi moderni. Ora gli spieghiamo noi come si fa.
Perciò si prosegue così: «È giusto quindi che sotto la cattedrale si ritrovino delle linee parallele che riproducano all'infinito, attraverso un incontro, quanto sta sopra. Ma si tratta di una narratività tutta “al negativo”, dove prevale l'oscurità rispetto all'immagine (...)».
Non a caso, 26 pagine del catalogo sono nere. E che cosa produce tutto ciò? Questo: «Rimandando, anche senza visione, ad un fatto conosciuto, sembra insistere sulla natura dell'ossimoro cristiano - fatto di cronaca locale (Gesù di Nazareth) e senso metastorico (Cristo della fede)». Traduzione: se pensavate che a smitizzare il cristianesimo e separare il Cristo della fede dal Cristo della storia fossero in grado solo gli allievi di Bultmann, ve lo facciamo vedere di che cosa siamo capaci qui a Milano. E ora siamo arrivati allo scopo degli scopi perché, per soli quindici euro, il catalogo ci spiega che l'opera di Wallinger: «Ci riporta all'interno di una sorta di “nube” dell'inconoscenza, dove veniamo caricati di responsabilità su quello che avremmo voluto veramente intravedere».
E, vi chiederete, per arrivare dove? È sempre il catalogo a rispondere: «Sembra di sentire le richieste dell'apostolo Tommaso agli Undici, dopo aver mancato l'appuntamento col Maestro: “Se non metto le dita nel posto dei chiodi, non crederò...”. E Mark sembra dire: “Proprio perché non riesci a mettere le tue dita nel posto dei chiodi, proprio perché hai una visione obliterata al 90% sei finalmente di fronte alla tua libera scelta: quella di credere oppure no”».
Dunque, se qualcuno volesse decidere se credere oppure no immergendosi in uno stato di «inconoscenza» sappia che ha la possibilità di farlo nel Duomo di Milano. Ascoltate noi, riattraversate la strada e tornate alla Rinascente. E, se trovate una statuetta del presepe in un fondo di magazzino, attraversate di nuovo la strada e deponetela in Duomo. Se non siete artisti alla moda, non potete fare di più, ma il Buon Dio gradirà di sicuro.
Mario Palmaro