La videoarte trasforma l’ex cinema Manzoni

Cominciato benissimo con l’inaugurazione dei musei di Banca Intesa, il novembre dell’arte continua a riservare piacevoli sorprese. Ancora una volta grazie ai privati. In questo caso per merito di a Fondazione Trussardi che dopo un lungo silenzio (l’ultima mostra, dedicata a Paul Mc Carthy, fu a palazzo Citterio nel giugno 2010) oggi torna a invadere la città con un altro big dell’arte contemporanea mondiale: la videoartista svizzera Pipilotti Rist. La quale, abituata a stupire il suo pubblico con installazioni multimediali coloratissime ambientate nei luoghi più inconsueti, presenta oggi la sua prima «personale» italiana nelle sale del teatro Manzoni. Lo spettacolo è assicurato e per due ragioni. La prima è che, da quando organizza mostre sul territorio milanese, la Fondazione non ha mai sbagliato un colpo: dai bambini di Maurizio Cattelan appesi alla quercia di porta Ticinese alle performance del tedesco Tino Sehgal nelle sale di Villa Reale, dalla mostra del duo svizzero Peter Fischli e David Weiss a Palazzo Litta alle sculture volanti di Pawel Althamer all’Arena. Tutte star dell’arte, vero, ma tutti interventi internazionali e di grande impatto.
E ora sarà la volta di Pipilotti, artista blasonata che rappresenta uno dei modi più divertenti per accostarsi alla videoarte. Ingenuo chi si aspetta di assistere a proiezioni su un redivivo schermo dell’ex cinema di via Manzoni, perchè la Rist è abituata a stravolgere i luoghi che sceglie inventando percorsi incantati dove qualunque spazio o qualunque oggetto può trasformarsi in schermo: un tavolo da pranzo, una poltrona, un vaso di fiori e perfino i gabinetti, come fece una decina di anni a Chelsea nella sua mostra alla galleria Luhring Augustine dove piazzò l’occhio di una delle sue videocamere perfino nella tazza del water. Guai a chi andava a far pipì. Altra sua caratteristica sono le dimensioni delle immagini, spesso gigantesche, in cui alterna giocosamente figure femminili (il corpo è un suo chiodo fisso), paesaggi onirici, mondi floreali e tanta ironia mescolata a un pizzico di cattiveria latente. Sempre attenta alle emozioni. Indimenticabile fu la doppia videoinstallazione Ever Is Over All presentata a Berlino nel 1997: su uno schermo un campo di fiori esotici fluttuanti era accostata ad un altro in cui una donna con lo stesso fiore rosso spaccava allegramente i finestrini delle auto parcheggiate.
In Italia, la Rist fece una brillante incursione con un’opera realizzata per il padiglione svizzero della Biennale veneziana del 2005 (la migliore, possiamo dirlo, dell’intera rassegna), quando realizzò un «videoaffresco» per la volta della Chiesa barocca di San Stae, affacciata sul Canal Grande. I luoghi, dicevamo, sono sempre stati la sua passione e in quella chiesa il pubblico sdraiato su un tappeto di cuscinoni ammirò la sua versione dell’universo prima del peccato originale, il giardino delle delizie incontaminato, il piacere generato dal contatto con la natura. Una carrellata di immagini liquide a descrivere un erotismo sussurrato e fuso con il paesaggio.
Per la mostra milanese intitolata «Parasimpatico» a cura di Massimiliano Gioni, l’artista combinerà lavori vecchi e nuovi con l'obiettivo di trasformare l'ex cinema in un grande organismo vivente, creando per gli ambienti decorati del Manzoni - dalla hall al bar - uno dei suoi avvolgenti caroselli di suoni, luci e colori. Lo spettacolo è assicurato.