Videogame, mercenari per uccidere Chavez

Già nel 2006 quando fu annunciato scoppiò la polemica tra Usa e Venezuela. Ora associazioni umanitarie e paesi del Centro America chiedono di boicottare il videogame &quot;anti-Chavez&quot; <br />

Milano - Gli Usa mandano i mercenari a destituire il governo venezuelano e a prendere possesso delle risorse petrolifere del Paese. Sembra una pagina di cronaca della crisi internazionale che vede da un lato Bolivia e Venezuela e dall’altro l’amministrazione Usa, partita con l’espulsione dei rispettivi ambasciatori. In realtà è la trama di un attesissimo videogioco, Mercenaries 2 World in Flame (www.mercs2.com), dove il giocatore ha il compito di guidare un gruppo di mercenari in Venezuela con l’obiettivo di dare la caccia e destituire il “crudele dittatore” e riconquistare il controllo delle risorse petrolifere, restituendole alle grandi compagnie americane.

La finzione supera la realtà Insomma la finzione anticipa e addirittura supera la realtà, anche se i parallelismi tra quello che sta avvenendo in Centro America e le vicende raccontate dal videogioco sembrano essere veramente tanti. Nel videogioco realizzato in tre anni di lavoro dal team dei Pandemic Studios di Los Angeles, quattro soldati di ventura, capitanati da un gigantesco svedese, Mattias Nilsson, vengono inviati nella giungla del Venezuela, con il compito di raggiungere Caracas e, combattendo strada per strada, sgominare i militari schierati a difesa del palazzo dove si nasconde il dittatore, salito al potere grazie ad un golpe militare. Per il conseguimento della missione i contractors non hanno nessun tipo di vincolo, a cui devono invece attenersi le forze armate regolari: possono distruggere interi palazzi, chiedere all’aviazione di bombardare quartieri civili e strade, impadronirsi dei mezzi dell’esercito venezuelano e utilizzarli per portare la distruzione tra i viali e i vicoli di Caracas (ricostruita alla perfezione e nei più minimi particolari grazie a mappe e foto satellitari), trasformando la città e i suoi abitanti in un cumulo di macerie. Ma questo non è che il primo obiettivo dei soldati di ventura.

Lotte in Venezuela I mercenari devono riuscire a riprendere il controllo delle risorse petrolifere del Venezuela, che il dittatore ha nazionalizzato, e riportarle sotto quello delle compagnie americane. Insomma una storia moto simile a quello che è avvenuto nel Venezuela “reale”, dove Hugo Chavez, salito al potere con il sostegno dei militari, ha nazionalizzato le risorse petrolifere, lasciando una piccolissima percentuale alle multinazionali come Total, BP, Exxon, Chevron e la norvegese Statoil. E proprio questi parallelismi hanno fatto sì che già all’annuncio della creazione del videogioco da parte dei Pandemic Studios, che in passato sono saliti all’onore delle cronache Usa per aver sviluppato dei simulatori utilizzati per l’addestramento dall’esercito americano, scoppiassero delle polemiche e dei dissapori tra l’amministrazione di Washington e importanti membri del governo venezuelano.

Polemiche a non finire Addirittura dei membri del parlamento, come Ismael Garcia, e dell’Assemblea Nazionale, come Gabriela Ramirez, hanno rilasciato dichiarazioni a testate come l’Associated Press e la BBC, parlando di “una mossa propagandistica da parte degli Usa per preparare un intervento militare in Venezuela”. Polemiche che non potevano che riesplodere nel momento dell’uscita del gioco, che per altro coincide con la nuova crisi diplomatica tra Chavez e Usa e che ha portato, oltre all’espulsione dei rispettivi diplomatici, anche ad accuse gravissime, come quelle di un tentato colpo di stato che secondo il presidente venezuelano sarebbe stato finanziato proprio dalla Casa Bianca. Il risultato? In tutto il Centro America stanno nascendo iniziative volte a bloccare Mercenaries 2 e vengono lanciati appelli per boicottare quello che già viene definito il “videogioco-anti Chavez”, a cui fanno eco anche organizzazioni di sostegno negli stessi Stati Uniti e in Australia, dove risiedono moltissimi emigranti venezuelani, come ad esempio il US e l’Australian Venezuela Solidarity Network. Si è insomma scatenato un vero e proprio casus belli che ha portato ad appelli, petizioni per il suo ritiro e denunce che condannano l’estremo realismo del gioco, additando Mercenaries 2 come una vera e propria provocazione, se non uno strumento di pressione politica e psicologica.

Un game sotto accusa Sotto accusa, oltre ai contenuti, anche l’estremo realismo del gioco: gli sviluppatori della Pandemic, infatti, hanno utilizzato tutte le più moderne tecniche e i software più avanzati per dare al gioco il massimo realismo. Nella stessa presentazione di Mercenaries 2 World in Flame, presente sul sito, si spiega infatti come e’ possibile distruggere interi palazzi, mettere a ferro e fuoco quartieri, far esplodere autocisterne e rendere inservibili pozzi petroliferi, per strapparli al controllo delle forze nazionali del Venezuela. Non solo, si dà la possibilità al giocatore di creare un vero e proprio campo di addestramento per mercenari, dove pianificare l’invasione, ma anche prepararsi nelle tecniche di guerriglia urbana, imparare a costruire esplosivi e ad usare ogni genere di arma. Il tutto è inoltre stato realizzato sotto le precise direttive e con la continua consulenza di esperti militari e mercenari americani che hanno preso parte alle missioni negli scenari più caldi del pianeta.