Il videoprogresso? Filmare tutto per non capire niente

N on ho incontrato Francis Scott Fitzgerald, né Pablo Picasso, tanto meno ho avuto modo di far leggere un manoscritto a Ernest Hemingway. Non ho avuto quindi la fortuna di Owen Wilson in Midnight in Paris di Woody Allen. Però sono contento lo stesso. Ho avuto un altro tipo di fortuna e ho viaggiato comunque nel tempo. Perché durante le feste il digitale terrestre non ha fatto le bizze anzi mi ha fatto la grazia e sono riuscito a vedere Rai Storia.
Così, la mattina di capodanno, ho festeggiato un filino in ritardo con Mike Bongiorno gran cerimoniere nel primo veglione in diretta Rai, era il 31 gennaio del 1954. Trasmettevano da Milano, lui al centro della pista da ballo e sullo sfondo tanti cumenda dell’epoca. Fatto sta, Mike e gli ospiti e il pubblico e O mia bela Madunina che te brillet de lontan erano tutti ben ripresi, ben filmati, ben registrati.
Il giorno dopo, sfruttando la benevolenza digital terrestre, sono addirittura riuscito a registrare su vhs Renato Rascel inviato a Londra per raccontare la City agli italiani. Credo fosse il 1964. Rascel travestito da Sherlock Holmes che pedina un business man con bombetta e ci racconta l’investigatore e il suo mondo. O Rascel che intervista in ottimo inglese il poliziotto responsabile di un piccolo commissariato galleggiante adibito a salvare o recuperare dalle acque i disperati che si gettavano dal ponte sul Tamigi. Ogni parola, ogni espressione del commissario erano state riprese e immortalate che se non fosse per il bianconero sembrerebbero in alta definizione.
Purtroppo il digitale terrestre è presto tornato a far le bizze e Rai Storia è di nuovo sparita. Ho allora ripiegato su un banale servizio riassuntivo sul disgraziato 2011. Le immagini erano piene di spezzoni tratti da riprese sgranate, confuse e mosse fatte con i telefonini: cellulari che avevano filmato gli sconquassi del terremoto giapponese; cellulari che avevano filmato la primavera araba; cellulari che avevano filmato la morte di Gheddafi. Ho allora pensato alle vecchie immagini trasmesse da Rai Storia, ai servizi di Rascel, alla diretta di Mike, ho ripensato ai documentari sul Duce o De Gasperi, alle dirette dalla Mostra del Cinema di Venezia d’inizio Sessanta firmate Bersani e Mazzarella. Non una di quelle immagini era sgranata o confusa o mossa.
Allora mi è venuto un dubbio: a furia di riprendere il presente con i telefonini che memorie lasceremo ai nostri pronipoti? Non è che si ritroveranno con migliaia di filmati su tutto in cui non si vede e non si capisce un bel niente?