Le vie della Caritas sono finite: «I rom? Già dato»

«La Chiesa di Milano ha già dato» si prende l’ultima parola il presidente della Caritas ambrosiana, don Roberto Davanzo, mettendo così un punto fermo alla discussione. Tradotto: il Comune non si sogni di scaricare il difficile problema dello smantellamento del campi nomadi sulle spalle della chiesa. Per sgombrare il campo da eventuali equivoci, Davanzo chiarisce meglio. «Le parole reiterate del vicesindaco suscitano disagio anche perché inducono nella popolazione milanese l’idea che i rom siano un problema della Curia di Milano e della comunità cristiana e non della pubblica amministrazione». Mettere a disposizione dei nomadi di via Triboniano il proprio patrimonio immobiliare, come aveva chiesto provocatoriamente il vicesindaco Riccardo De Corato? «È in qualche modo ciò che la Chiesa ha sempre fatto senza che ce lo chiedesse nessuno e senza sbandierarlo» replica Davanzo. Sceglie di non rispondere il sindaco Letizia Moratti: «Le esigenze della città son davvero tante e noi siamo concentrati per dare risposte a tutte le diverse esigenze».
Messi i dovuti paletti, arginato in anticipo lo scaricabarile, chiarite le responsabilità il direttore della Caritas apre al dialogo con l’amministrazione, all’indomani della dura lettera della Curia milanese che minacciava il ricorso alle vie legali nei confronti del Comune, nell’eventualità che non rispettasse i patti cioè «accordi già da tempo regolarmente firmati» dai rom che hanno sottoscritta la propria uscita dal campo per entrare nelle case Aler. Assegnazione fermata dieci gironi fa dal ministro dell’Interno Maroni, firmatario del piano da 13 milioni per lo smantellamento dei campo nomadi regolari, dopo la proteste del Pdl a Palazzo Marino, che ha rischiato di far saltare la poltrona dell’assessore alle politiche sociali Mariolina Moioli, braccio operativo del piano. In stand by per il momento non solo le 11 famiglie che avevano firmato in prefettura l’assegnazione della case Aler, ma anche le 5 famiglie in attesa di rimpatrio e altre 6 che avrebbero dovuto traslocare in alloggi trovati sul mercato.
Azioni legali sono state minacciate dalla Casa della carità, dall Curia e dalla Caritas ambrosiana, come ha specificato Davanzo, smorzando in parte i toni: «Non abbiamo ricevuto ancora nessuna convocazione ufficiale - ha spiegato - ma auspichiamo che si possa recuperare uno spazio di ragionamento perché ribadiamo che per noi la convenzione ha ancora valore. Ci può stare anche che i percorsi siano un po’ accidentati, ma siamo pronti a riprendere la collaborazione con la pubblica amministrazione. Il riferimento alle vie legali - specifica don Roberto - è obbligatorio e doveroso ma va inteso come ultimo gradino. Non è vangelo né dogma che le case debbano essere di proprietà dell’Aler. Di patrimoni immobiliari ce ne sono infiniti. Se il Comune e la prefettura riuscissero a trovare altri spazi di altre priorità a noi non cambierebbe nulla».
Ma il problema che rischia di diventare una vera e propria emergenza non riguarda soltanto le famiglie di Triboniano: il piano Maroni - comune prevede infatti di smantellare entro la fine dell’anno i campi regolari di via Novara, via Bonfadini e Negrotto che ospitano rispettivamente (dati al 31 agosto) 197 persone di nazionalità macedone e kosovara, 114 italiani sinti e rom harvati e altri 191 italiani e rom. Non tutti gli ospiti dei campi avranno diritto a un percorso di accompagnamento verso una casa, alcuni con precedenti verranno rimpatriati così come quelle famiglie che si è scoperto possedevano già una casa sul territorio.