Vieira: «La Champions? Se l’ha vinta il Liverpool...»

«Juve club perfetto, ma io non devo dimostrare più nulla». Moggi: «Strappato al Real»

Alessandro Parini

da Salice Terme

Sarebbe bello sapere che ne pensano Lippi e, soprattutto, Ancelotti, di questa Juve che da due anni accontenta in tutto e per tutto il proprio allenatore. Dodici mesi fa Emerson e Ibrahimovic, adesso Vieira e chissà chi altro: buon per Capello, intendiamoci, ma è evidente che negli ultimi tempi la Triade ha messo mano al portafoglio come raramente era accaduto negli anni precedenti. Alla fine, però, contano i risultati e magari anche la soddisfazione dei tifosi: che adesso gongolano nel vedere lo stangone francese vestito di bianconero e già sognano successi in serie. Anzi: sarà meglio che arrivino, i successi, dal momento che i cinque milioni all’anno da pagare all’ex milanista per il prossimo quinquennio non sono mica noccioline. «I conti tornavano e ci siamo lanciati - ha detto ieri Moggi -. Noi concludiamo certe operazioni solo quando possiamo». Complimenti, allora. Anche perché, dopo averlo battuto sul campo, la Juve ha sculacciato un’altra volta il Real Madrid: «Certo che lo volevano anche loro - ammette il dg bianconero -, ma il giocatore ha scelto noi. In questi casi, prevale sempre la volontà del calciatore: a parti invertite, avevamo subito la stessa situazione quando Zidane decise di andare in Spagna».
La Juve, allora, riparte da un altro campione d’Europa e del mondo. Un altro francese, il tredicesimo della sua storia. Una sberla di uomo, alto 191 cm, 29 anni, e vincitore con l’Arsenal di tre campionati e due coppe d’Inghilterra. Nel ’95 e ’96 giocò due partite di campionato con la maglia del Milan. Allenatore Fabio Capello, già: «Ero giovane e poco maturo - ha ricordato ieri il neo-bianconero -, ma in quella stagione ho comunque imparato tanto. Capello ci faceva lavorare come matti e riusciva a trovare le parole giuste per motivarmi, anche se il campo lo vidi poco». Capita, soprattutto se hai davanti campioni assoluti. «Voglio divertirmi e aiutare la Juve a vincere - ha proseguito il francese -. Non credo di dovere dimostrare niente a nessuno: con l’Arsenal ho vinto tanto, intendo semplicemente proseguire su quella strada. La Juve è una squadra da sempre al top del calcio nazionale e internazionale». Gli chiedono la Champions, ovvio: «Per conto mio, ci sono alte probabilità di vincerla, ma sarà il campo a doverlo dimostrare. Quello che si dice sulla carta conta poco: se l’anno scorso ha trionfato il Liverpool, vuol dire che le porte sono aperte a tutti». È fatto così: rude, diretto. In campo e fuori. Magari dovrà calmare certi bollenti spiriti, certo non vede l’ora di giocare al fianco di Emerson, «uno dei migliori al mondo, credo potremo far bene». Lo hanno preso per quello: per metterlo in mezzo e non far passare nemmeno le mosche. Londra è alle spalle, Torino la conoscerà tra un po’ e Thuram gli farà da guida: «È vero, ho sentito spesso sia lui che Zidane. Ma la decisione di venire alla Juve è stata solo mia: non mi sono fatto influenzare. Semplicemente, credo sia la squadra perfetta per me: una squadra che dà garanzie di stabilità e che lotta sempre per vincere». Non risulta che al Real piaccia perdere, ma va bene così. Poi, in macchina verso Salice Terme, l’abbraccio con i connazionali Thuram, Zebina e Trezeguet, la stretta di mano con Capello. Domani, a Pavia, sarà magari già tempo di passerella. Difficile, però, che le zanzare abbiano rispetto per il suo fisico statuario e la sua corsa leggera ed elegante. Più facile che a esserne intimoriti siano gli avversari dei prossimi mesi.