Vieira e Henry tolgono la paura alla Francia

Tony Damascelli

La Francia torna alla vittoria mondiale dopo otto anni. Il fatto risaliva alla finale del 1998, marcia trionfale contro il Brasile. Dopo di che il diluvio, due sconfitte e tre pareggi, fino a ieri sera, addì 23 giugno duemila e sei. Non proprio da gloriarsi in giro per i cinque continenti. E così sembravano andare le cose a Colonia, gatti neri e specchi rotti, il Togo sembrava il Brasile, forse per il colore della maglia, ma la Francia non sembrava nulla di nulla, senza sangue, senza idee, senza cuore.
E allora, cinquantacinque minuti di angoscia. Una notte stregata a Colonia, il Togo che chiude la porta, Ribery, Trezeguet, Henry che sbagliano tutto e di più, la Francia ha tremato davvero, ha visto in faccia la vergogna, mentre la squadra africana credeva di aver trovato il paradiso. I dilettanti del Togo a smascherare i miliardari del vecchio continente, brutti, affannati.
Poi, al minuto 10 della ripresa, appunto, è arrivato il gol di Vieira, quasi improvviso, casuale, un’idea veloce di Ribery, disastroso fino a quel tocco perchè in precedenza aveva sbagliato due palle gol grandi come la torre Eiffel, calciando dal dischetto del rigore, senza nemmeno un avversario a molestarlo. Dunque «Franckenstein» ha offerto allo juventino (ormai ex) il pallone giusto che Vieira ha scagliato alle spalle dell’onesto Agassa. Vieira non ha esultato più di tanto, secondo ormai sua postura abituale, mentre gli correvano addosso, festanti, il resto des enfants de la patrie e Domenech era un bambino al quale avevano regalato Disneyland.
Il raddoppio francese è arrivato al minuto 16 della ripresa, dopo un lancio lungo di Sagnol, la deviazione di testa di Vieira e la fucilata di Henry. Due coppe di champagne dopo quelle pastiglie di cianuro del primo tempo, cinque occasioni da gol limpidissime e zero nel tabellino, zero nel gioco, nonostante tutto, inguardabili in difesa dove Silvestre annaspava contro le molestie di Kader e Gallas doveva fare i doppi turni sul serpente velenoso Adebayor, lezioso ma pericolosissimo. In mezzo a tanta polvere ha cercato di tenere alta la gloria Thuram, nuovo primatista di presenze in nazionale di Francia, 117 ieri sera.
Ma questi sono dettagli, roba di margine per dimenticare le bruttisime cose mostrate anche a centrocampo da Makelele e in attacco da Trezeguet e Henry. Non è che l’arbitro abbia agevolato la squadra di Domenech: l’uruguagio Larrionda, quello che aveva spedito fuori tre giocatori in Italia-Stati Uniti, ha annullato un gol di Trezeguet per off side di Ribery, ha fermato Henry lanciato verso la porta, su segnalazione errata dell’assistente che aveva visto la punta dell’Arsenal oltre la linea della difesa africana. Ma qui si deve dire del Togo, della sua prova pulita, di assoluta tenacia fisica, una prestazione con il cuore e anche con la testa. Non con la tecnica, a parte qualche ghirigoro di Salifou (seconda divisione francese nel Brest) o di Mamam (Metz) ma non si poteva chiedere di più a una formazione data addirittura per ammutinata, per dispersa, a causa dei premi non pagati dalla federazione. In campo i ragazzi africani hanno giocato un football più che dignitoso, si può dire che, nonostante la sudditanza psicologica e di censo tecnico, la squadra di Otto Pfister abbia tenuto testa per un’ora agli ex campioni d’Europa e del mondo. Che non possono certo andare a festeggiare in discoteca perchè la loro prestazione è stata comunque mediocre, le scelte di Domenech, due punte più due supporti di attacco, non ha cambiato di molto il quadro generale. La sola cosa positiva è il rientro di Zidane che ha scontato la squalifica. Zizou ha rischiato di chiudere la carriera con un fuori programma. Ma il destino vuole che negli ottavi, sulla sua strada, incontri la Spagna, ultima terra di conquista.