Vienna denuda la «Venere turca» musulmani pronti a rappresaglie

da Istanbul

L'ha chiamata come i famosi dolcetti, ma adesso rischia di riservargli un retrogusto molto amaro. Certo che se voleva fare parlare di sé ha raggiunto il suo obiettivo, almeno in Turchia. Nel Paese della Mezzaluna adesso Olaf Metzel, artista tedesco contemporaneo, è sulla bocca di tutti per una sua scultura controversa, intitolata Turkish Delight, delizia turca. Con questo nome solitamente si intendono i lokum, squisiti dolci dell'area anatolica, peccato che stavolta la delizia in questione sia la statua di una donna, che come vuole la tradizione religiosa turca indossa il turban, il velo islamico, ma che sotto si presenta nuda, come mamma l'ha fatta e, se vogliamo, anche con un po' di pancia e seni cadenti.
L'opera, in bronzo, è stata realizzata nel 2006 ed è alta circa 1 metro e 73. Fino a poco tempo fa la si poteva ammirare alla Galleria Bernd Klüser a Monaco di Baviera. Da qualche giorno invece troneggia nel giardino antistante l'Università di Vienna, nel distretto di Karlsplatz. Ad accorgersi del capolavoro (più per la polemica creata, che per il reale contenuto artistico) dello scultore tedesco sono state alcune ragazze musulmane che si recavano all'università a studiare e che una bella mattina si sono trovate di fronte a una ragazza che le somigliava in tutto e per tutto, ma svestita come loro non si farebbero mai vedere se non dal legittimo consorte. Hanno gridato allo scandalo e nel giro di poche ore si è venuta a creare una polemica enorme. L'opera, osservata bene, in realtà evidenzia una profonda conoscenza del mondo musulmano. Lo si nota dall'acconciatura del velo, che rispecchia tutte le regole imposte dalla tradizione e da altri particolari che riguardano la cura del corpo femminile, dettata dal Corano.
Peccato che questa versione alla Turca della Maya desnuda sia piaciuto molto poco dentro e fuori l'Austria e che adesso rischi di trasformarsi in un vero e proprio caso diplomatico. In un comunicato scritto, diffuso dalla stampa austriaca e turca, il vicepresidente della Federazione turca-austriaca Feyzullah Andak ha detto: «Non sappiamo a che scopo questa brutta statua. Ma sappiamo che non ci ha fatto piacere. La sensazione adesso è di vera tristezza. Chiediamo con forza ai titolari delle autorità austriache competenti che quella statua non resti lì a lungo». La comunità turca ha anche aggiunto che l'opera di Olaf Metzel sia stata scolpita apposta per creare discordia fra Oriente e Occidente.
La polemica in Austria ha già raggiunto le sfere politiche. Sirvan Ekici, giovane deputata austriaca nata in Turchia ed eletta nelle file del Partito del popolo (Ovp) ha detto: «Devo confessare che questa statua ha infastidito anche me. Del resto è da dopo l'11 settembre che qui viviamo in un clima di grande tensione. Considerato il momento storico in cui ci troviamo, non è opportuno esporre opere d'arte di questo genere». La Ekici ha poi invitato la popolazione turca e in genere musulmana residente in Austria a non rispondere a eventuali provocazioni. Il ministro della Cultura ed esponente del Partito Socialdemocratico, Andreas Mailath Pokorny ha invitato la cittadinanza turca a non considerare la statua come una mancanza di rispetto nei loro confronti o un tentativo di provocazione.
Dovrebbe provarlo a dire nel Paese della Mezzaluna. In Turchia la notizia è passata tutto fuorché inosservata. A pubblicarla per primo, nel pomeriggio di ieri è stato il quotidiano Hurriyet, aggiungendo che la reazione della società civile turca residente in Austria potrebbe aumentare nelle prossime ore. I messaggi dei lettori sono arrivati a centinaia, e dai loro commenti il minimo che si possa dire è che l'iniziativa artistica non è piaciuta per niente.
In molti hanno scritto che si è trattato di una mancanza di rispetto e che il governo islamico-moderato di Recep Tayyip Erdogan, proprio sulla questione del velo islamico, deve intervenire. Tante donne si sono definite offese nella loro intimità.
Insomma, che l'Austria ci pensi due volte la prossima volta prima di mettere una statua di bronzo in mezzo a un prato. I ricorsi storici non giocano a loro favore. La furia dei Turchi l'hanno già sperimentata nel 1683, quando Vienna fu cinta d'assedio per due mesi dalle truppe ottomane. La scamparono bella, ma stavolta, davanti a un affronto del genere, anche il re Jan III Sobieski avrebbe seri problemi a difenderli.