VIENNA TENG L’ingegnere che ama il folk

«Brani minimalisti per non distrarre l’ascoltatore dalla mia voce»

È ingegnere e ha lavorato un paio d’anni per una grande società di software, poi per fortuna l’istinto musicale la chiamata e sedotta e lei ha cominciato a comporre, suonare il piano e cantare da dio.
In America le sue quotazioni stanno salendo a velocità vertiginosa; merito del suo nuovo (e terzo) album Dreaming Through the Night prodotto da un mago come Larry Klein (ha lavorato anche con Joni Mitchell e Madeleine Peyroux) e in Italia sarà una novità da non perdere per chi ama i suoni acustici fatti di mille sfumature diverse e spesso contrastanti.
Lei è nata a San Francisco (ma le origini sono taiwanesi), si chiama Cynthia Shih ma ha scelto il nome d’arte Vienna Teng: cantautrice di classe che martedì presenterà - per la prima volta in Italia - al club Blue Note il suo folk da camera.
Il suo sound è talmente ricco di influenze da essere difficilmente definibile.
«Questo è il mio obiettivo, quando qualcuno mi chiedo che tipo di musica suono non so cosa dire, ognuno la può interpretare a modo suo. L’importante è che sia musica acustica e semplice, fatta con pochissimi arrangiamenti. Una specie di folk cameristico.
Le sue radici musicali?
«Se cominciassi ad elencarle non mi fermerei più. Diciamo che le mie radici partono dalla musica classica e arrivano al folk, ma io sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, per questo ascolto anche l’hip hop».
Le sue canzoni - da Blue Caravan a Transcontinental 1.30 a.m.- sono sono molto eleganti e complesse.
«Se dovessi pensare ad un punto di riferimento come autore prenderei Paul Simon. I suoi brani sono estremamente musicali ma anche ricchi di pathos e di poesia».
I suoi sono molto minimali: piano, voce, percussioni, qualche volta gli archi.
«Non voglio che l’ascoltatore sia distratto. Deve concentrarsi soprattutto sulla mia voce. Canto e suono senza inganno, solo con la forza della comunicazione».
Non è stata influenzata dalla grande tradizione country della West Coast?
«Certo, amo Crosby Stills Nash & Young e gli Eagles ma sono cresciuta suonando il pianoforte classico. Poi non ho continuato ma nelle mie composizioni sono influenzata dal colorismo di Debussy e dall’interesse per il folk di Dvorak».
Prima faceva l’ingegnere elettronico.
«Vengo da una famiglia di ingegneri; tutti hanno studiato materie tecniche e lavorano in quel campo. Anch’io ho provato ma poi la musica ha preso il sopravvento. La musica è il mio passaporto per la libertà».
Il nome d’arte da dove viene?
«Vienna è la città, così lontana per costume e cultura da San Francisco, che sognavo da piccola mentre imparavo il pianoforte. È la sintesi del mio passato e del mio presente».