Vieri gioca solo col quarto uomo

L o tocca sul petto, giusto dalla parte del cuore, poi sulle spalle, infine gli liscia capelli e basette: un siparietto inusuale, verificatosi ieri pomeriggio allo stadio Meazza, con protagonisti altrettanto inusuali. Quello che muove le mani è il 32enne Bobone Vieri, attaccante milanista con le polveri bagnate e dai gusti sicuri, beninteso; l’altro è il 44enne Daniele Tombolini, arbitro, quarto uomo per l’occasione, produttore di vino e da qualche tempo testimonial di una linea di abbigliamento. E proprio quest’ultima attività, autorizzata dai vertici federali, ha indotto il calciatore a dare vita alla curiosa scenetta. Vista la sua foto sull’ultima pagina della «rosea», Bobo ha suggerito a Tombolini di sistemarsi meglio l’abbigliamento e la capigliatura: lo ha fatto al 63’ della ripresa un attimo prima di sostituire Shevchenko, logicamente con il sorriso sulle labbra. E il fischietto di Osimo a replicargli benevolmente: «Sta buono, sta buono».
La morale è presto fatta. Vieri sa giocare solo con il quarto uomo: in questa prima metà della stagione ha messo a segno solo 2 gol in partite ufficiali, il primo nella positiva trasferta a Empoli, il secondo nel successo con il Brescia in Coppa Italia. Più un terzo realizzato in maglia azzurra nel confronto vincente di Lecce con la Moldova. Troppo poco per un attaccante prelevato a zero euro dall’Inter, ma strapagato con un ingaggio biennale di 3,5 milioni a stagione. È venuto meno, Bobone, anche nel derby dove ha giocato poco, non ha segnato e ha marcato male Adriano in occasione del momento decisivo. Un flop. E qui le cifre non mentono, basta sottolineare la fiducia ricevuta da Ancelotti fino a ottobre e la sua unica firma nelle 36 reti all’attivo del Milan. Da partner di Sheva a quarto attaccante, non solo alle spalle di Gilardino (9 centri, uno più dell’ucraino), ma anche del ritrovato Inzaghi. Se vuole recuperare posizioni a Milanello e un posto in Nazionale, deve riprendere a correre, saltare e segnare come un tempo neppure lontano. Qui non contano simpatie e antipatie.
C’è poi da ricordare che il trio formato da Carraro, Lanese e Mattei ha dato a Tombolini il benestare negato a suo tempo a Collina. Facile il distinguo, se poi fa veramente differenza: l’uno fa pubblicità a un’azienda che non ha particolari rapporti con i club, l’altro ha prestato la pelata allo sponsor del Milan. Come dire: ognuno gioca con chi vuole.