Vieri: «Al Milan giocavo troppo poco per piacere a Lippi»

«Era la squadra ideale, ma venti minuti non mi bastavano. E per il calcio non c’è solo l’Italia: ho scelto Monaco in un giorno e mezzo»

Riccardo Signori

L’ultima frase vale un epitaffio. Fors’anche per lui. «Non c’è solo l’Italia nel mondo, ci sono tanti Paesi in cui si gioca bene al pallone». Bobo Vieri ha sempre giocato al pallone. Ha segnato bene. Non giocato bene. In quel caso sarebbe straniero dovunque. In Italia come in Francia. Ricomincia dal Principato, senza problemi di lingua tanto non parla benissimo nemmeno l’italiano. Il suo ideale è l’inglese, fors’anche nel calcio. Ma a Montecarlo lo hanno fortemente voluto e promettono di arricchirne il conto in banca: in un anno e mezzo incasserà 4 milioni e 250mila euro. Chissà non ne vengano fuori altri venti o trenta appartamenti da acquistare in costa. Nel ramo Bobo è un asso, la mamma la sua stella cometa. Peccato non lo possa guidare così anche nel calcio. Nel pallone l’ha guidato la voglia di giocare, di acchiappare l’ultimo treno per il mondiale in Germania.
Chissà che il Monaco non sia il suo Eurostar. Vieri lo ha raccontato dopo essersi alzato di buon mattino, aver corso per un’oretta. Corri, Bobo corri potrebbe essere l’ultimo film di successo. Anche se Guidolin e gli altri si attendono gol che servano. Il Monaco ieri sera ha giocato contro lo Strasburgo e il nuovo acquisto ha studiato tutto dalla tribuna. Poi gli toccherà contro il Bordeaux. Ieri ha provato la maglia, bianca e rossa numero trentasei. Ha dedicato venti minuti alla conferenza stampa di presentazione, camicia nera e blue jeans, viso un po’ tirato, orecchino al lobo e il solito bofonchiare all’insegna del «ma tanto voi (giornalisti, ndr) non capite niente!». Bobo ha spiegato la sua voglia di giocare. «Perché questa è la cosa più importante. Al Milan il rapporto è stato ottimo con tutti, però qui avrò più possibilità di andare in campo. Lippi non mi ha mai detto niente, ma è chiaro che era difficile andare ai mondiali se continuavo a giocare così poco».
Stando al Milan, Vieri ha cercato di metter pace alle sue esuberanze, quelle che all’Inter avevano fatto perdere la pazienza a tutti. A Monaco non scherzano e lo hanno già dimostrato mettendo fuori squadra (con multa) Adebayor, il giovane attaccante del Togo, accusato di troppe assenze ingiustificate agli allenamenti. Quando tornerà dalla coppa d’Africa pagherà. Invece Vieri chiede a questi sei mesi lavoro, gol e speranze. Anche se il Principato ti fa girare la testa da altre parti. «L’ho scelto - ha raccontato - perchè hanno provato di tutto per avermi: conta tanto per un giocatore. Ho messo un giorno e mezzo per decidere». Più o meno quanto ha impiegato per passare dall’Inter al Milan. Anche se la storia, irritante per i nerazzurri, allora divertente per i milanisti (ieri ampiamente ringraziati: da Milanlab a Galliani), ha avuto altra trama. Ovviamente secondo l’interessato. «Quando ho rescisso con l’Inter, non mi ha cercato alcuna squadra per una settimana. Poi si è fatto avanti il Milan. E chi non lo avrebbe scelto? Solo che speravo di giocare di più. Tutto lì. Così non è stato ed allora ho preso questa decisione».
Ai dubbiosi, Vieri ha spiegato di non aver dimenticato l’arte («So ancora fare gol») nonostante le poche dimostrazioni di questi sei mesi. E di non aver la stessa fortuna (leggasi anche classe) di Del Piero. Lui entra e segna. «Lui gioca un po’ di più. Io ho giocato pochissimo: venti minuti, mezz’ora non mi bastano. Da sempre si sa che al mio fisico serve di più».
Ed allora via. Ricomincia la carriera dell’attaccante con la valigia: sempre più piena di danari e maglie (questa sarà l’undicesima, escludendo il Prato), sempre meno di gol. Ma chissà che l’aria del Principato non gli restituisca gli occhi dolci del suo principe azzurro. Lippi o il gol? Forse tutti e due.