Vieri sa fare ancora i gol e mette il Siena nei guai

Una rete spettacolare da 40 metri dopo un anno e mezzo di guai. Non segnava in Italia dal 26 ottobre 2005 Ruggeri: «Centomila euro di premio? Basta lo stipendio»

Bergamo - Trentotto metri per dimostrare che il vecchio leone sa ruggire ancora. Trentotto metri per confermare che un lupo come lui il vizio non lo perderà mai. No, non poteva essere normale il ritorno al gol in serie A di Bobo Vieri dopo quasi venti mesi (la rete mancava dal 26 ottobre 2005, da un Empoli-Milan 1-3) trascorsi tra un ginocchio in frantumi e le complicazioni di una vita privata snodatasi tra amori da copertina, notizie glamour, discoteche, intercettazioni e mezzo campionato passato in francia, al Monaco. In quei trentotto metri percorsi dal pallone scagliato da metà campo alle spalle dello stupefatto Manninger, Vieri ci ha messo tutta la rabbia del campione che preferisce rispondere sul campo alle insinuazioni di chi ormai l'aveva relegato tra i cimeli da mettere in soffitta. In quel sinistro al volo che ha esaltato il pubblico di Bergamo e scosso il Siena, Bobone ha dimostrato che l'istinto del gol non l'ha ancora abbandonato. Per la soddisfazione di chi aveva scommesso su di lui, a partire dal presidente dell'Atalanta Ivan Ruggeri: «Adesso dovrò dargli i 100.000 euro promessi a ogni gol? No - ha risposto il massimo dirigente nerazzurro -, al massimo gli offrirò una cena. Il gol è già compreso nel suo stipendio».

Vieri, arrivato all'Atalanta con un contratto a termine al minimo sindacale e tutte le incognite di un futuro nebuloso, ha trovato a Bergamo un ambiente che ha saputo aspettarlo, dargli tranquillità e fiducia. Forse proprio le due cose di cui aveva più bisogno. E nonostante i chili di troppo e le condizioni non ancora al meglio, può darsi che il suo futuro sia ancora nell'Atalanta, la società che undici anni fa l'aveva lanciato nel calcio che conta e che adesso lo sta rigenerando con lo stesso elisir di giovinezza che ha ridato motivazioni ed energie ad un altro campione svuotato, Cristiano Doni.

Con la prodezza contro il Siena, Vieri è tornato sulle prime pagine dei giornali sportivi. Ma quello arrivato a Bergamo è sembrato un campione diverso dal calciatore da copertina, fotografato tra veline e cotillons, flirt strombazzati e miliardi intascati. Si è presentato senza cerchietto, senza musone, senza pretese. Ha sgobbato nell'ombra, si è allenato con professionalità, ha sofferto nel vedere i compagni in campo e lui ancora costretto a piscina e palestra: «Se avessi voluto smettere - ha detto Vieri -, non avrei fatto un anno di fisioterapia». Per questo anche il gruppo dell'Atalanta lo ha accettato, nonostante si dicesse che una personalità come la sua potesse minare uno spogliatoio da provinciale come quello bergamasco. E l'esultanza del pubblico e dei compagni di squadra al gol del 2-1 contro il Siena ne è stata la conferma più evidente.

Se è riuscito a farsi volere da una piazza come quella bergamasca, notoriamente scettica e critica, pronta ad apprezzare la concretezza e snobbare i fronzoli, allora è proprio vero che Vieri è tornato a fare sul serio. E che il calcio italiano ha ritrovato un campione.