Vietate le trappole per topi ma il Comune fa corsi per gattare

Gabbie grandi come suite e acquari oceanici per far felici uccelli e pesci

(...) Le regole valgono per tutte le «specie animali non umane». Molte sono utili e sagge. Come il divieto a usare cani per il vagabondaggio, ad esempio, norma sempre più scritta e sempre meno applicata dagli stessi Comuni che l’hanno voluta codificare. Poi però, spulciando tra i commi, ci sono contraddizioni che sconfinano nel grottesco. Leggendo il regolamento adottato a Sestri Levante (ma non solo) si scopre che «è vietato tenere animali in autoveicoli in sosta senza adeguato ricambio d’aria o con finestrini completamente chiusi. Per il periodo compreso tra il giorno 15 maggio ed il 30 settembre è assolutamente vietato tenere animali nelle automobili in sosta al sole». Prima del 15 maggio e dopo il 1° ottobrei, sì?
Il consiglio comunale in questione ha persino voluto emendare il regolamento proposto inizialmente. Qualcuno, con giusto spirito critico, ha fatto osservare che l’articolo 5 era un po’ troppo restrittivo quando vietava «di uccidere intenzionalmente, danneggiare o mettere in atto qualsiasi maltrattamento nei confronti di animali» specificando solo che «l’attività venatoria è consentita» secondo la legge. Il testo approvato ha infatti inserito anche «la pesca» tra le attività che non fanno rischiano salate multe ai cittadini. Mettere una trappola per topi significa cioè essere pronti a sborsare dai 50 ai 500 euro qualora un vigile urbano si accorgesse del «reato» commesso. E a tremare maggiormente dovrebbero essere allevatori e contadini che per tirare il collo a una gallina o per fare un salame, non potendo disporre di esplicite riserve, avrebbero due soluzioni: uscire dal territorio comunale o cambiare mestiere.
Nel Comune che «riconosce l’attività benemerita» delle gattare e anzi organizza per loro «corsi di formazione», persino i bambini che si radunano alla foce del torrente Gromolo «è assolutamente vietato somministrare cibo ai piccioni e ai gabbiani». Mentre regole severe sono in vigore per chi tiene animali da compagnia in casa o in guardino. Anche il più piccolo pesciolino ha diritto a un acquario che «in ogni caso non dovrà mai avere una capienza inferiore a 30 litri d’acqua», cioè a una vasca di 30 centimetri per 50, alta 20. In compenso due cani con tutti i loro cuccioli, anche se San Bernardo formato cavallo, possono tranquillamente essere rinchiusi in un recinto di «superficie non inferiore a nove metri quadrati», purché i padroni li portino a fare un giretto due volte al giorno. I veri problemi nascono per coloro che amano la compagnia dei «volatili». Il regolamento impone che, per tenere due uccellini «due lati della gabbia dovranno essere di cinque volte, e un lato di tre, maggiori rispetto alla misura dell’apertura alare del volatile più grande». Una volta accertato che per terzo lato s’intende l’altezza e non una gabbia trinagolare, vaglielo a spiegare al canarino perché devi quasi spennarlo minacciandolo con un metro da sarto per garantirgli una voliera omniconfort come vuole il Comune.