Vietato fumare, cartelli in chiesa ma i sacerdoti inglesi si ribellano

«È impossibile non chiedersi: quand’è l'ultima volta che avete visto fumare qualcuno in chiesa?», domanda provocatoriamente il reverendo Colin Slee, portavoce dell’associazione che raggruppa le cattedrali britanniche. Un interrogativo legittimo, considerato che la messa al bando del fumo, che in Inghilterra scatterà a partire dal primo luglio, coinvolgerà anche loro, preti e vescovi britannici. Il giro di vite imposto dal governo di Londra prevede infatti che chiese e cattedrali espongano all’ingresso, in bella mostra, i cartelli con tanto di sigaretta fumante e bollino rosso. Nonostante il ministero della Salute abbia dichiarato che il governo è «ansioso di lavorare con le organizzazioni religiose» per garantire che il divieto venga rispettato, loro, preti e vescovi inglesi, sembrano meno entusiasti. «È una tale stupidaggine», ha aggiunto il reverendo Slee, raccontando di aver saputo che un’amministrazione locale ha minacciato persino di chiusura una chiesa, se dovesse verificare che nel tempio della sacra fede non campeggia il cartello. «È l’ennesimo esempio di uno Stato aggressivo e paternalistico», insiste il religioso, che si spinge a immaginare situazioni «ridicole»: la prospettiva, per esempio, che alla prossima incoronazione il sovrano entrerà nell’abbazia di Westminster, in pompa magna, passando davanti a un vistoso cartello No smoking».
Eppure, come nel caso della battaglia contro gli obesi, l’esecutivo inglese sta prendendo molto sul serio l’introduzione del provvedimento, che con scadenze diverse, è già stato imposto in Scozia (da un anno), in Galles (da un mese) e in Irlanda del Nord dal 30 aprile. Ora anche la libertina Inghilterra dei pub fumosi, dove pinta e bionde sono un’accoppiata immancabile, si allinea al trend. Il ministero della Salute ha fatto scattare da ieri un’imponente campagna pubblicitaria, per spiegare agli inglesi che dal primo di luglio non ci saranno deroghe e che anche negli uffici e all’interno degli edifici pubblici, oltre che nei pub, negli shopping centre e sui taxi, sarà impossibile fumare, perché spariranno persino le sale fumatori. Un milione di sterline a settimana spese dal governo inglese fino alla fatidica data per finanziare la campagna informativa, la più imponente che il dipartimento della Salute abbia mai condotto in tempi recenti. Solo per fare un paragone, la Coca-Cola ha speso 8 milioni di sterline in sei settimane per pubblicizzare la nuova Coke Zero e mettere in piedi una delle più aggressive campagne di marketing degli ultimi venti anni nel Regno Unito. «La maggior parte degli inglesi sa che presto entrerà in vigore il divieto, ma la metà della popolazione non conosce la data precisa», ha spiegato il ministro della Salute, Caroline Flint, per motivare le spese. E allo studio, ora, ci sono persino provvedimenti persino più drastici. Per accogliere le pressioni delle associazioni che si battono per la sicurezza stradale, il ministero sta pensando di imporre il divieto anche agli automobilisti, nel timore che le bionde possano distrarli dalla guida, specie quando accenderle sarà proibito nella gran parte dei luoghi pubblici. Il rischio, tuttavia, è che le critiche nei confronti di una Stato troppo paternalistico, che vuole imporre abitudini e stili di vita ai suoi cittadini, anche a costo di limitarne le libertà individuali, montino ancora, come già avvenuto per la campagna contro l’obesità. Proprio contro obesi e fumatori il governo inglese ha avviato una dura campagna, promettendo di relegarli agli ultimi posti delle liste d’attesa della sanità pubblica, proprio a causa delle loro cattive abitudini, considerate un costo eccessivo per i bilanci dello Stato.