Vietato scrivere «clandestino»

Potenza del politicamente corretto - abracadabra - il problema dei clandestini è stato prodigiosamente risolto. Non con una scelta politica di destra o di sinistra che sia, non con il buonismo o con la tolleranza zero, non con minacce ai paesi da cui partono i boat people o con lusinghe al colonnello Gheddafi. È bastato molto meno, un gioco di prestigio linguistico, col quale i clandestini, grazie a un colpo di vocabolario diventano «migranti irregolari».
A realizzare questo autentico miracolo glottologico e antropologico è stato il parlamentino della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, che ha approvato a larghissima maggioranza (con sole quattro eroici astenuti) «il Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti». A denunciare il sorprendente pasticcio, che passerà alla storia con la pomposa definizione di «Carta di Roma», è per ora la voce isolata di Paolo Corsini. Il presidente dell’associazione Lettera 22 giustamente definisce una sorta di «velina» degna del Minculpop l'idea che i giornalisti possano risolvere parte del problema più spinoso della società italiana per via sostanzialmente onomastica. Fra l'altro, nessuno degli estensori sembra essersi accorto che già la definizione di «extracomunitario» è un eufemismo, il tentativo di oggettivare la crudezza del termine reale, «clandestino», che pure ha trovato dignità (grazie alla rockstar Manu Chao) persino nella storia della musica pop.
Dove nemmeno il politicamente corretto riesce a risolvere i problemi, infine, arriva il provvidenziale inglese. Così, un immigrato che si trattiene sul territorio anche dopo la scadenza del visto di ingresso, violando la legge, diventa, altrettanto miracolosamente «overstayer». Parola che evoca un qualche protagonista di Guerre stellari, e che invece designa uno che sostanzialmente elude un’ordinanza di allontanamento immediato.
E se in Italia esiste un problema sicurezza, occhio a prendersela con chi non rispetta le regole sull’immigrazione o con i veri criminali. Le preoccupazioni degli italiani nella Carta di Roma sono cancellate. La priorità è «scongiurare allarmi ingiustificati». Nel dubbio meglio «promuovere periodicamente seminari di studio» o «interpellare esperti» ovviamente da pescare tra «le organizzazioni specializzate in materia».
Di questo passo, fra cinque anni, i clandestini potrebbero diventare tutti semplicemente cittadini, e noi - i vecchi italiani - «residenti in via di estinzione». D’altra parte, come diceva il mitico Bellavista inventato da Luciano De Crescenzo? «Si è sempre meridionali di qualcuno».
Salvatore Tramontano