Viggo Mortensen, samurai di Spagna

L’aitante divo statunitense protagonista del virile «Il destino di un guerriero»

L’evento è notevole: dopo tanti film di Almodóvar e degli almodovarini, ecco un film spagnolo all'insegna della virilità. Di più: nonostante la virilità, giunto alla ribalta della Festa di Roma 2006. Si tratta del Destino di un guerriero (in originale Alatriste) di Agustin Diaz Yanes, tratto dal ciclo di romanzi di Arturo Pérez Reverte, autore cui il cinema aveva già felicemente attinto con La nona porta di Roman Polanski. Alatriste è un personaggio di fantasia del secolo XVII, quando l'Impero spagnolo controlla ancora Milano (si vedano I promessi sposi), tanto è vero che il cattivo si chiama italicamente Malatesta (Enrico Lo Verso). Ma ormai l'egemonia continentale vacilla: né protestanti inglesi, né protestanti olandesi sono stati debellati. Esito amaro per la Spagna? No, per tutta la cattolicità, come sa chi frequenti l'Unione europea.
Alatriste non è un soldato: è un guerriero, come dice il titolo italiano, ideato per evitare equivoci ornitologici. L'interpreta Viggo Mortensen, statunitense d'origini danesi, reso celebre dal ruolo di un altro guerriero, Aragorn, nella serie del Signore degli Anelli. E, nel ruolo, Mortensen è credibile: nulla della sua recitazione evoca i vezzi dell'Actor's Studio o i tormenti del pacifista in armi, che ci affligge dai tempi della guerra del Vietnam.
Nel finale del Destino di un guerriero affiorano tracce dell'Ultimo samurai di Zwick. Ma non è un male, perché quel film sfortunato meritava d'esser onorato nel modo più sincero: copiandolo. Mortensen è più convincente nella parte di combattente senza paura di quanto lo fosse Tom Cruise, cui manca taglia fisica per avanzare roteando la spada.

IL DESTINO DI UN GUERRIERO di Agustin Diaz Yanes (Spagna, 2006), con Viggo Mortensen, Enrico Lo Verso. 147 minuti