Vigilante ucciso da rapinatore mentre ritira diecimila euro

La guardia ha reagito e il bandito solitario gli ha sparato un colpo di pistola

Diego Pistacchi

da Genova

Il sacchetto col malloppo è rimasto lì. Diecimila euro, forse più forse meno, sporchi del sangue di Adolfo Ferrara. Che è rimasto lì anche lui, morto sul furgone portavalori, ucciso da una pistolettata sparata da un balordo che sognava di fare la sua rapina dell’estate ma ha perso la testa. L’incasso di mezza giornata di un supermercato, il «Dì per dì» di Genova, come movente per uccidere un uomo che faceva il suo lavoro di «guardia particolare giurata», ma che fuori del furgone blindato era vulnerabile quasi come un postino. Perché aveva la sua pistola, ma non ha fatto in tempo a usarla. Non indossava il giubbotto antiproiettile, non aveva un terzo collega, oltre a quello seduto al volante del furgone, a guardargli le spalle.
Come sia andata, ieri mattina alle 8.45, lo hanno ricostruito i carabinieri del nucleo operativo. I testimoni hanno visto poco e niente. L’unico che, sotto choc, ha raccontato tutto, è stato il collega della vittima, bloccato a bordo del furgone proprio dal sistema antirapina che impedisce al personale di scendere. Ieri mattina, più o meno alla solita ora, il portavalori della Sicurpol ha parcheggiato in piazza Sant’Agnese, che in realtà è un piccolo slargo che dà sul retro del supermercato, un vicoletto chiuso, stretto tra un bar (l’unico esercizio aperto a quell’ora) e un’agenzia immobiliare. Ferrara, 36 anni, è sceso, ha ritirato il sacchetto con i soldi della cassa continua, ed è tornato al furgone. Salito a bordo, si è sentito strattonare. Un uomo con un casco integrale provava a strappargli il sacchetto. La guardia giurata ha reagito, ha tirato un calcio al rapinatore mentre il collega azionava il dispositivo che chiude la porta blindata. Il colpo era ormai fallito. Un «professionista» avrebbe desistito. Ma l’assassino ha perso il controllo, ha sparato. Un solo colpo che ha centrato Ferrara entrando all’altezza del torace e uscendo poi all’altezza della gola.
Il rapinatore è fuggito su uno scooter ritrovato più tardi poco distante dal luogo dell’aggressione. I primi a soccorrere Ferrara sono stati invece i volontari di una pubblica assistenza che è proprio davanti alla piazzetta. «Ma il polso era già debolissimo - raccontano -. È morto prima ancora che arrivasse il medico».
Poi sono arrivati i carabinieri, gli esperti del Ris, il magistrato. Hanno raccolto impronte lasciate forse dall’assassino e poche testimonianze utili. La speranza è che ci siano elementi decisivi per rintracciare il rapinatore. Ma come nessuno restituirà Adolfo alla moglie Antonella (avrebbero dovuto partire in vacanza tra tre giorni), così i colleghi di lavoro hanno attaccato pesantemente le condizioni di insicurezza in cui lavorano.
Il segretario nazionale del sindacato Savip, Vincenzo Del Vicario, se la prende con il «rischio marciapiede»: banche e supermercati chiedono il servizio di trasporto valori ma non mettono a disposizione un’area adiacente alla loro struttura dove far posteggiare il furgone, costringendo le guardie a tragitti pericolosi a piedi. Del Vicario ricorda anche che la vittima non indossava il giubbotto antiproiettile perché quelli in dotazione erano scaduti, non omologati. Ma anche i colleghi genovesi non ci stanno. E rivelano l’esistenza di una denuncia dettagliata fatta da tempo. «Ho presentato un circostanziato esposto al prefetto di Genova il 4 novembre scorso - spiega Tina Pierini -. È stato “girato” anche alla divisione di polizia amministrativa e sociale della questura. Erano elencate tutte le cose che non andavano. Ma ora c’è scappato il morto».