Vigilanza, mossa Pdl per dare scacco a Villari

Riccardo Villari resiste da due mesi alla guida della Vigilanza Rai nonostante gli appelli bipartisan alle sue dimissioni. I capigruppo diserteranno la Bicamerale per farlo dimettere. Il Pd: "Iniziativa positiva"

Roma - Dopo settimane di impasse, sulla Rai si muove il Pdl. Con i capigruppo di Camera e Senato che scrivono una lettera al Corriere della Sera in cui annunciano che i parlamentari del Pdl non si presenteranno più in commissione di Vigilanza finché Villari non si dimetterà da presidente. Una decisione - spiegano Cicchitto, Gasparri, Bocchino e Quagliariello - che sperano possa far uscire il Parlamento dal «vicolo cieco» in cui è infilata la Vigilanza dopo la decisione del Pd di disertare i lavori.

Un’iniziativa che il presidente del Senato Schifani - che nelle ultime settimane si è speso molto con moral suasion istituzionale per trovare una soluzione allo stallo - non nasconde di apprezzare. «Costituisce - dice - un fatto politicamente rilevante e introduce nella vicenda nuovi e utili elementi per una soluzione politica e non regolamentare». E sulla stessa linea del Pdl è anche la Lega, che per bocca del ministro Calderoli chiede un passo in più: «Un documento in cui maggioranza e opposizione invitano il presidente a dimettersi».

La possibilità di un accordo politico che sblocchi la situazione della Vigilanza non lascia indifferente il Pd. Tanto che il capogruppo al Senato vede la possibilità di fare passi in avanti. «Ho molto apprezzato la lettera che - dice la Finocchiaro - è un gesto politico rilevante». Gentiloni, responsabile Comunicazione Pd, giudica «positiva l’iniziativa del Pdl», una premessa per arrivare alle dimissioni di Villari eletto con 21 voti della maggioranza e 2 dell’opposizione pur essendo un esponente del Pd (da cui è stato poi espulso).

Soddisfatta anche l’Udc che parla di «novità importante». «La lettera - spiega Rao - rappresenta una disponibilità politica nuova e importante per concorrere a determinare la piena agibilità di un importante organismo parlamentare di controllo». Polemica, invece, l’Italia dei valori. Leoluca Orlando, che era il candidato dell’opposizione al posto poi occupato da Villari, sostiene infatti che «il centrodestra si è imbrogliato nel suo stesso imbroglio». Anche se a questo punto pare evidente che anche la maggioranza è alla ricerca di una soluzione morbida della complessa vicenda. «È un tentativo estremo di risolvere attraverso la politica e la moral suasion la situazione di stallo che impedisce il rinnovo dei vertici Rai», spiega il vicepresidente dei senatori Pdl Quagliariello. Questo, però, «in un confronto dialettico con lo stesso presidente Villari», si augura il capogruppo alla Camera Cicchitto.

Insomma, una soluzione per Villari e per la Vigilanza che sia accompagnata a una soluzione per la Rai, la cui nomina di sette consiglieri su nove e la ratifica con voto bipartisan a due terzi, è di competenza della Commissione. Dove siede ancora Zavoli che dopo l’elezione di Villari era stato indicato come suo successore alla presidenza per iniziativa bipartisan. Sbloccata la Vigilanza, si dovrà procedere presto - come chiedeva anche nei giorni scorsi il sottosegretario alle Comunicazioni Romani - alla nomina di un Cda che, pur essendo pronto mercoledì alla prima riunione dopo le feste, è al momento incompleto per le dimissioni di Malgieri (ora parlamentare) e la scomparsa di Curzi. Per la formazione dei nuovi vertici Rai un nome da cui si potrebbe ripartire è quello di Stefano Parisi, il candidato alla direzione generale che non è stato mai del tutto messo da parte.