Vigilanza Rai, il voto slitta a settembre

da Roma

Scambi di accuse senza fair play. Più la situazione della Rai ristagna, più la politica mette da parte il fioretto e imbraccia la scimitarra. L’impasse di Viale Mazzini, però, non può essere risolta solo con le parole, giacché ieri sono saltati sia il consiglio di amministrazione convocato per rimuovere il direttore di RaiFiction Agostino Saccà sia la riunione della commissione di Vigilanza ancora senza presidente.
Al cda di ieri mattina è mancato il numero legale per l’assenza dei cinque consiglieri riferibili al centrodestra Malgieri, Bianchi Clerici, Staderini, Petroni e Urbani. Gli ultimi quattro mercoledì sera hanno inviato una lettera al presidente Petruccioli per contestare l’aggiornamento dei lavori. Il primo punto all’ordine del giorno, infatti, era la nomina di Agostino Saccà alla direzione commerciale. Petruccioli, preso atto del fallimento, ha riconvocato il consiglio oggi alle 14 per «motivi di urgenza».
Questa volta, però, il primo punto sarà rappresentato dall’acquisizione dei diritti tv del campionato di calcio. Staderini ha già assicurato la propria presenza e il proprio voto anche sul «caso Saccà». Il manager ha scritto ai consiglieri rilevando che la rimozione si basa su «presupposti infondati e illegittimi».
Riunione rinviata anche per la commissione di Vigilanza Rai. L’occupazione dell’aula di San Macuto da parte dei Radicali, che guidati da Marco Pannella presidiano da giorni la commissione, ha impedito lo svolgimento dei lavori. Indispettiti anche gli altri componenti dell’opposizione. I democratici Merlo e Morri hanno stigmatizzato l’iniziativa dei pannelliani, mentre Donadi (Idv) ha definito il loro comportamento «paradossale». Il presidente del Senato, Renato Schifani, e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, hanno rimandato tutti al 17 settembre. «Ove in tale seduta non si dovesse procedere alla elezione della presidenza - si legge in una nota - la commissione sarà quotidianamente convocata fino alla dovuta elezione». I radicali hanno smobilitato.
Le polemiche non si placano. Il sottosegretario Paolo Bonaiuti ha ribadito che la maggioranza non avallerà la nomina dell’Idv Orlando perché non si può mettere un’istituzione «nelle mani di un partito in cui si dice “ci vuole la mazza”». Non s’è risparmiato neppure l’udc Casini. Cambiare i direttori Rai? «Sono talmente a pecora sul governo, che meglio di così Berlusconi non potrebbe averli».