Vigile ucciso, i rom finiscono sotto torchio

Sono specialisti del rip-deal, la truffa con lo scambio di banconote false nelle valigette, i due slavi di 25 e 28 anni ricercati per l’omicidio di Nicolò Savarino, il vigile di quartiere 42enne ucciso giovedì pomeriggio alla Bovisa. Gli investigatori della squadra mobile che, affiancati da alcuni vigili del Radiomobile di via Pietro Custodi, li stanno cercando con ogni mezzo, sanno ormai tutto sul loro conto. E potrebbero catturarli nel giro di qualche ora visto che hanno messo sotto «torchio» tutti coloro che hanno o hanno avuto qualche legame con questi due giovani balordi. La polizia è convinta, inoltre, che giovedì pomeriggio la coppia di slavi abbia cercato la fuga a ogni costo dal parcheggio di piazza Alfieri - e non abbia esitato a investire e uccidere il povero Savarino in quel modo brutale -, proprio per evitare un possibile controllo al quale l’alt impostogli dal vigile li avrebbe costretti. I due hanno diversi precedenti per truffa e, molto probabilmente, avevano a bordo della Bmw X5 delle banconote false.
Nelle ultime ore, infatti, chi indaga, sta cercando la collaborazione dei nomadi che vivono in alcuni campi rom e che risultano conoscere il criminale 25enne, affinché lo convincano a costituirsi. Venerdì sera le forze dell’ordine erano pronte a fare un vero e proprio blitz in un insediamento di nomadi piuttosto noto, alle porte di Milano perché il telefonino di uno dei due fuggitivi sembrava essere stato localizzato in quella zona. Purtroppo si è trattato solo dell’ennesimo falso allarme.
«In realtà il vero colpevole dell’omicidio è il 25enne slavo nato in Germania che, quasi certamente, era alla guida del Suv intestato a lui fino all’ottobre scorso - fanno notare gli investigatori -. È lui che ha schiacciato l’acceleratore, investito e trascinato il vigile. L’altro, il complice 28enne che era sul sedile passeggeri a lato del guidatore, al massimo potrebbe essere accusato di favoreggiamento».
«Questi slavi hanno tutti lo stesso pedigree - spiegano ancora in questura -: società fittizie intestate a loro nome per giustificare redditi ingenti che, invece, sono frutto di grosse truffe, macchinoni intestati a prestanome, libertà assoluta di movimento grazie a permessi di soggiorno magari ottenuti all’estero e notevoli appoggio da connazionali che abitano nei principali campi rom. E che non esitano ad aiutarli con ogni mezzo e fornire loro appoggi qualora si trovino in guai seri».
Era accaduto lo stesso con Angelo Levacovich, 23 anni, anche lui alla guida di una Bmw quando, il 9 giugno scorso, dopo un furto in un bar tabaccheria, uccise a Quarto Oggiaro il 28enne Pietro Mazzara: il balordo venne trovato e arrestato tre mesi dopo nel campo nomadi di via Martirano.
Intanto, i familiari di Nicolò Savarino giunti a Milano venerdì mattina hanno conferito all’avvocato Giuseppe Bellanca, legale dell’associazione italiana vittime della strada, l’incarico di rappresentarli nella vicenda giudiziaria. Verrà nominato dall’avvocato anche un consulente di parte che seguirà gli esiti dell’autopsia sulla salma del vigile urbano, che sarà effettuata lunedì mattina.