Vigile ucciso con il Suv,il nomade: "Se mi copriti darò 200mila euro"

<div>Jovanovic, dopo aver ucciso il vigile, stava programmando la sua fuga Ma gli investigatori lo avevano individuato e ascoltavano le sue telefonate</div>

Goico Jovanovic voleva scappare in Brasile. In fuga dall’Italia dopo aver ucciso giovedì alla Bovisa il vigile di quartiere Nicolò Savarino, il nomade di origine slava era deciso a raggiungere l’aeroporto di Belgrado per prendere un volo Rio De Janeiro. Dalle intercettazioni telefoniche riportate nell’ordinanza di custodia cautelare e, in particolare, da una conversazione con la sorella maggiore, emerge chiaramente che il balordo 24enne sapeva di poter contare su una maggiore libertà di movimento raggiungendo il grande paese sudamericano. «Lì non ti rintracciano con facilità» avrebbe detto il giovane alla donna. Il ragazzo è finito in manette a Kelebjia, una località di frontiera tra Ungheria e Serbia dove vive una comunità di croati tra i quali amici e parenti di Jovanovich che, pur essendo nato in Germania, è proprio di origini serbo-croate.
Dopo che la Procura di Milano ha trasmesso alla magistratura ungherese il mandato di arresto europeo, l’omicida potrebbe arrivare in Italia già domani mattina.

Intanto, dalla lettura della misura e dal testo delle intercettazioni, emergono altri particolari sull’autore dell’omicidio e i momenti immediatamente successivi la sua fuga. Non solo, infatti, subito dopo il fattaccio il nomade telefonò a Barbara B., la 40enne milanese descritta dagli investigatori come «una sbandata» a cui il ragazzo da ottobre aveva intestato la Bmw X5. «Sei nei guai, con la tua macchina hanno commesso un omicidio, ti do 200mila euro se mi copri» dice il ragazzo alla donna. Che, però, rifiuterà collaborando poi con le indagini.

Nell’ordinanza ci sono in tutto 5 telefonate fatte dallo slavo con il suo cellulare e intercettate. In fuga verso l’Ungheria, Jovanovic parla anche con il complice, un nomade sinto di 28 anni che era in macchina con lui al momento dell’omicidio e che, per averlo aiutato a liberarsi della bici del povero Savarino, ora potrebbe essere accusato di concorso in omicidio. Gli investigatori sono convinti che sia ancora a Milano.

Com’è stato ricostruito dai vigili, subito dopo l’omicidio, la coppia di balordi (erano stati fermati insieme proprio a bordo del Bmw, per guida senza patente, nel giugno scorso, ndr) ha abbandonato la vettura incriminata in via Lancetti. Non volendo dare nell’occhio, Jovanovich non solo ha parcheggiato la macchina regolarmente ai lati della strada, ma, dopo essersi allontanato a piedi, insieme al complice ha atteso più di un’ora in zona prima di farsi «prelevare». Proprio per «punire» i componenti della rete di appoggi che ha permesso a Jovanovic di sparire, la Procura ha aperto un fascicolo per favoreggiamento, per ora a carico d’ignoti.

Intanto si scava nella vita di Jovanovich. Risultato non solo specialista nelle truffe della valigetta e dello scambio di banconote false (più note come rip-deal), lo slavo, per gli investigatori della Mobile è anche un ladro. Lo conoscono anche i carabinieri: nell’aprile scorso i militari di Abbiategrasso lo hanno denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Anche allora il giovane aveva detto di abitare nel campo nomadi di Bollate e di chiamarsi Remi Nikolic, l’alias di cui il balordo si è servito più spesso.

Intanto ieri pomeriggio, in Consiglio comunale - alla presenza dei fratelli maggiori Santo, Carmelo e Rocco - è stato osservato un minuto di silenzio per la morte di Savarino. Insieme ai parenti del vigile c’era anche il ghisa in servizio con Nicolò al momento dell’investimento mortale. Slitta ancora l’autopsia (e di conseguenza anche i funerali) del Vigile di quartiere.