Vigili antiabusivi, per i sindacati la loro posizione non è regolare

Claudia Passa

Poi dicono che la polizia municipale di Roma è sotto organico, che il Comune (per colpa del governo di Berlusconi, ovvio) non ha soldi, che le assunzioni sono bloccate (il «colpevole» è sempre il Cav), e dunque se la Capitale è una bolgia infernale non lo si deve al volenteroso Veltroni ma ai presunti «tagli» della Cdl. Sarà. Sta di fatto che i vigili romani in servizio anti taxi abusivi presso l’aeroporto di Fiumicino a pagarli è proprio il Campidoglio. E il problema non sarebbe questo, vista l’importanza strategica che il «Leonardo da Vinci» riveste per la Capitale. Il punto – osservano i sindacati confederali – è che a regolamentare il servizio di questi agenti, fuori dal territorio comunale, non ci sarebbe né un provvedimento di «distacco» né di «comando», come invece «prevede la normativa». Ergo, «per combattere l’illegalità – spiega Giancarlo Cosentino (Cisl) – è stata messa in campo una procedura che sotto il profilo amministrativo risulta irregolare».
Le organizzazioni di categoria hanno lanciato un «grido d’allarme», con lo sguardo rivolto al «Leonardo da Vinci», alla schiera di tassisti e noleggiatori abusivi, alle tre postazioni di sbarramento di cui ne funziona soltanto una perché le altre sono state distrutte, al rischio legato ad un servizio prestato fuori dal Comune di appartenenza «senza gli atti amministrativi previsti, come il comando o il distacco del personale». Ma facciamo un passo indietro. L’impiego dei vigili romani del Git a Fiumicino è stato stabilito a fine marzo, dopo un incontro con il prefetto Serra, con un protocollo di intesa «in accordo fra le amministrazioni interessate (c’è anche la firma di Veltroni) e le rappresentanze di tassisti e noleggiatori – spiegano i sindacati -, senza che noi ne sapessimo nulla, né prima né dopo. L’abbiamo appreso di recente dai giornali». A fine giugno un’ordinanza di Serra «autorizzava» i vigili di Roma e la polizia provinciale a svolgere per due mesi servizio antiabusivismo presso l’aeroporto. Autorizzazione che evidentemente non è bastata ai diretti interessati, se Gabriele Di Bella (Cisl) ha sottolineato come le «confederazioni compattate» si sono sentite in dovere di denunciare una situazione «sulla quale invitiamo il Prefetto a fare delle verifiche, anche per accertare se in assenza di status giuridico non sia addirittura accaduto che personale armato sia stato inviato in servizio fuori dal Comune».
Chiede verifiche, Gabriele Di Bella. Ma ha l’aria di chi sa quel che dice e chissà che nei prossimi giorni non ci saranno delle novità. Anche perché, e non è un dettaglio di poco conto, vedere la «triplice» attorno allo stesso tavolo per i vigili della Capitale è già una notizia, anche se la Cgil – per bocca di Mauro Ferrari – pur avendo sottoscritto un documento unitario associandosi al corale «grido d’allarme», non ha affondato il colpo e non ha fatto mancare riconoscimenti a Veltroni. Come se fino ad oggi – hanno ironizzato i «maligni» – in Campidoglio ci fosse stato qualcun altro.
Francesco Croce (Uil), dal canto suo, ha parlato di «una situazione di vera e propria illegittimità», denunciando l’«estromissione» dei vigili dalle trattative. E ancora. A sostegno della loro tesi, i sindacati invocano il documento attuativo dell’organizzazione del servizio, sottoscritto da rappresentanti dei due Comuni, in cui si specifica che gli agenti «inviati» a Fiumicino – 18 unità giornaliere – devono essere «forniti dal Comune di Roma previo distacco presso il Corpo di Fiumicino e relativa verifica delle disponibilità finanziarie». Più avanti, nello stesso documento, si parla di personale «comandato».
Lo scorso 9 luglio il comandante ad interim Giovanni Catanzaro ha scritto al dirigente del Git, rappresentando d’aver incontrato i sindacati e consultato il gabinetto del sindaco. Risultato: il «servizio» in aeroporto continua, in attesa che «in tempi brevi» le polizie locali interessate «definiscano il progetto dei servizi, rapporti intercorrenti, modalità e procedure». E così sia.