Vigili sotto accusa per braccialetti agli abusivi

Identificati i venditori extracomunitari che
infestano Trinità dei Monti con lo stesso metodo usato negli ospedali. Sel, Cgil e Sant’Egidio urlano al razzismo

Roma - Un braccialetto di carta con un codice a cinque cifre è riuscito a sollevare nella Capitale un polverone degno di ben altre cause. Al termine di un’operazione in grande stile per frenare il fenomeno ormai dilagante del mercato abusivo a Trinità dei Monti, martedì scorso un «esercito» formato da 28 squadre di agenti municipali (rigorosamente in borghese) ha chiuso a tenaglia la celebre scalinata per bloccare i venditori ambulanti (quasi tutti extracomunitari). A documentare l’operazione ci ha pensato il quotidiano romano Il Tempo. Nelle immagini scattate durante il blitz si vede bene che al polso degli ambulanti fermati viene applicato un braccialetto di carta con un codice a cinque cifre. Ed è questa la «pietra dello scandalo». Poco importa che un solerte dirigente della polizia municipale si affretti a spiegare che il codice viene applicato anche al materiale sequestrato. E quindi il braccialetto ha soltanto la funzione di ricondurre il singolo agli oggetti che fino a poco prima tentava di vendere illegalmente sulla scalinata che sovrasta piazza di Spagna. Appena la notizia del blitz si diffonde scoppia il «caso». Tante le voci che si sollevano per censurare un comportamento definito quanto meno illiberale.
Prendiamo ad esempio quella di Fabio Alberti, portavoce romano della Federazione della Sinistra. Si è detto «stupito» e «indignato» per l’applicazione dei braccialetti agli extracomunitari. «È un segno dell’ordinario razzismo che pervade questa amministrazione - aggiunge -. Non vi sono spiegazioni tecniche accettabili. La violazione della dignità di queste persone è palese». Evidentemente il portavoce della Federazione della Sinistra aveva soluzioni migliori di quella applicata dai vigili. E ha perso un’occasione per dividerla con tutti. Secondo gli agenti municipali, infatti, non è facile ricondurre a una persona precisa un materiale (quello sequestrato) che in buona sostanza è difficilmente distinguibile. Per Claudio Di Berardino, segretario della Cgil di Roma, ci troviamo di fronte a un «grave esperimento» che «rievoca rastrellamenti che non fanno onore alla storia di una città aperta come la nostra». Mentre Daniela Pompei, della Comunità di Sant’Egidio, si chiede quale normativa consenta un simile modus operandi.
Alla accuse risponde puntuale Angelo Giuliani, comandante della Polizia municipale. «È la legge che impone che non si faccia confusione – spiega Giuliani -. Quello è solo un braccialetto temporaneo di carta come si fa negli ospedali, per non commettere errori. Proprio nell’interesse degli immigrati in questione. Non avete idea di quanta merce abbiamo sequestrato e dei controlli che si sono prolungati fino alle quattro del mattino». Qualsiasi spiegazione di buonsenso rimbalza, però, contro il muro ideologico dei politici di sinistra. Spiccano nel gruppo i senatori Pd Roberto della Seta e Francesco Ferrante. «Il braccialetto è rimovibile - ironizzano i due -. Perché non utilizzare la marchiatura a fuoco?».
Speriamo che di un simile consiglio non facciano tesoro i responsabili dei nidi neonatali dove appunto simili braccialetti vengono applicati - con somma gioia dei genitori, va aggiunto - ai bambini appena venuti al mondo.
Del blitz in sé, per concludere, importa poco agli indignati speciali. Solo Cesare Pambianchi della Confcommercio sottolinea il valore dell’operazione. «Quello che dovrebbe essere l’interesse di tutti - spiega - è porre un freno all’escalation della contraffazione e mi sembra che l’azione delle forze dell’ordine vada in questa direzione».