La vigilia di Prandelli tormentata dalle valigie più che dalla Spagna

"Nessun divorzio, ma voglio ritrovare la qualità della vita. Dalle scommesse alla Russia, ho passato due mesi d’inferno"

Millenovecentosettantotto. Millenovecentoottantadue. Duemilasei. Duemiladodici. La nazionale è figlia del campionato. L'Italia è degli italiani. Traduzione: il blocco della Juventus. Sei undicesimi in questo torneo continentale provengono dalla squadra bianconera, sei undicesimi sono reduci dalla vittoria in campionato, celebrata senza alcuna sconfitta, sei undicesimi ai quali si sono aggiunti due talenti indiscutibili, Cassano e Balotelli. Il prodotto è davanti agli occhi di tutti. Nei cinque anni successivi a Calciopoli il campionato era stato dominato, in modo legittimo, dall'Internazionale, lo scrivo per esteso apposta, il cui unico rappresentante azzurro è stato Marco Materazzi, il resto, un carrefour di mille lingue e nessuna bandiera.

Contestazione: dove erano i sei undicesimi e i due talenti nelle prime partite dell'Europeo? Risposta: dove era Paolo Rossi nelle prime tre partite del mondiale spagnolo? La nazionale italiana ha bisogno di essere sotto pressione, di giocare e basta, di sfruttare la tensione massima della vigilia, approfittando anche di un calendario che sembra sfavorevole. La balla dei due giorni di riposo in più di cui avrebbero potuto godere i tedeschi, lo stesso alibi sollevato dagli spagnoli contro i portoghesi, serve soltanto al pensiero debole, a chi non ha altri argomenti, tecnici, tattici e fisici, da portare a sostegno.

L'Italia di Prandelli è blocco, non gruppo, sostantivo vuoto, facile, comodo che nulla in verità significa (il gruppo non fa squadra, fa numero). E Prandelli, gli va dato ampio merito, ha avuto ragione a confermare chi non aveva dato segnali di miglioramento. Balotelli prima di tutti e, dopo di lui, Cassano. Ha ottenuto il meglio, sperando di ricevere il massimo domani. Ha ricevuto le risposte che tutti gli italiani si attendevano e che erano in parte mancate, per colpa di quel motore diesel che sta piazzato nella nostra carrozzeria. Abbiamo bisogno di scaldarci, di entrare in condizione mentale, quella atletica ne è la conseguenza. Il rigore alla Panenka, calciato da Pirlo contro gli inglesi, è stato forse una delle vitamine di cui avevamo bisogno, la coscienza di poter fare fessi gli avversari, con la finta, con l'astuzia e con la tecnica.
Pirlo non è un esempio a caso. E' un prodotto tipico del calcio italiano massacrato e intossicato dai muscoli, dalle palestre, dalle ripartenze, dai tatticismi, da una vita da mediano. Abbiamo e avremo bisogno sempre di Pirlo, di Totti, di Rivera, di Riva, di Baggio, così come oggi di Balotelli e di Cassano, perché il football vero di questo ha fame, di talenti, di artisti, senza trascurare il ruolo e l'importanza degli attori non protagonisti, delle comparse, dei gregari. Più Pirlo per tutti, dunque, attendendo un avversario che ha molte medaglie sul petto e cerca il triplete, altro sostantivo di gran moda.

Per la cronaca e i contemporanei segnalo che l'Italia ha già compiuto questa impresa, vincendo due mondiali e una Olimpiade nel giro di quattro anni. Era l'Italia del Ventennio, forse questo può provocare fastidio, era l'Italia degli oriundi e di un giornalista commissario tecnico. E questo crea ulteriori pruriti. Teniamoci stretta questa Italia che onora la propria storia, prescindendo dal risultato che otterrà domani sera in finale. L'Italia del campionato, l'Italia costruita sugli italiani, senza alcuna ombra razzista e sciovinista. Mario Balotelli è un italiano che bacia la mamma e aspetta papà. È l'immagine infantile, romantica, genuina di un finto bad boy ma vero best player.
Che altro possiamo chiedergli? Credo che lui lo sappia e lo regalerà a tutti.