Vignamaggio, 600 anni di bontà

Andrea Cuomo

A Vignamaggio, nel cuore del Chianti storico, si produce vino da secoli. Una pergamena del 1404 parla di vino «inbotato» a Vignamaggio. Poi la tenuta che circonda una splendida villa ha vissuto varie vicissitudini e passaggi di proprietà finché, alla fine degli anni Ottanta, è stata acquistata dal salernitano Giovanni Nunziante che, nel corso di meno di due decenni, ne ha fatto un’azienda affidabile e di ottima qualità. Nei 52 ettari vitati, con un’esposizione prevalente a sud-ovest e a est e un’altitudine compresa fra i 330 e i 400 metri sul livello del mare, si coltiva prevalentemente Sangiovese. Tra gli altri vitigni spicca per particolarità il Cabernet Franc, che è diventato davvero un secondo figlio: le viti hanno più di quaranta anni e si trovano in mezzo a quelle di Sangiovese, anche se i due vini sono vinificati separatamente. Alta la densità di impianto, altissima per i vigneti più nuovi: il che, come si sa, garantisce una resa bassa e concentrata e quindi vini ricchi di estratto.
La carta dei vini è ben centrata e non eccessivamente dispersiva. La parte del leone la fa ovviamente il Chianti Classico, prodotto in varie versioni: noi abbiamo apprezzato particolarmente il «cru» Riserva Castello di Monna Lisa, potente ed elegante nell’«edizione» 2000. Non da meno sono il Seicento, che celebra appunto il 600° anniversario delle vigne, il Terre di Prenzano e il «base», comunque eccellente. Ottimi anche gli Igt, la cui perla è il Cabernet Franc in purezza Vignamaggio, che esalta in un tripudio di balsamicità il dna speziato ed erbaceo del vitigno. Ancora l’ultimo nato Wine Obsession, blend di Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah impreziosito da artistica (e mutevole) etichetta. Infine l’immancabile Vin santo del Chianti Classico, l’Igt Il Morino (Sangiovese in purezza) e il rosato Brezza.