La vignetta di Forattini resuscita gli Azzurri

Pepe s'infuria per il disegno sulla nostra prima pagina e dice: &quot;Becchini&quot;. Forattini: &quot;Morti in campo, sono contento che adesso siano di nuovo reattivi&quot;. <a href="/a.pic1?ID=456534" target="_blank"><strong>Gigi Riva</strong></a>: &quot;Le parole possono fare più male&quot;. <a href="/sport/capello_e_memoria_talismani_inglesi_contro_panzertabu/27-06-2010/articolo-id=456539-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Capello e la memoria</strong></a>, i talismani inglesi e i panzertabù

Finalmente gli azzurri reagiscono. Simone Pepe prende la parola, anzi prende la copia de il Giornale, quella con la vignetta, in prima pagina, di Giorgio Forattini: undici bare azzurre, la bandiera tricolore a mezz’asta. Pepe sventola il giornale, sull’aereo che riporta la comitiva in Italia. Va alla ricerca del colpevole, va verso la coda dell’aereo, dove stanno per punizione esterna i giornalisti, comunque paganti, al seguito della squadra. È agitato, la voce è alterata: «Chi scrive per il Giornale tra di voi? Non c’è nessuno? Allora visto che ha messo 11 bare azzurre in prima pagina fategli sapere che è un becchino». Pepe ha poi gettato ai cronisti il quotidiano. Non è necessaria la prova tivvù, basta la parola.
«Le bare sono davvero troppo, una cosa vergognosa. Se noi siamo morti, chi ha deciso di pubblicare una cosa del genere è un becchino. E se tanto mi dà tanto, mi verrebbe da dire che spero gliela facciano presto a lui, una bara: ovviamente non azzurra ma di colore marrone».
L’affare s’ingrossa, il malumore serpeggia tra gli astanti, un azzurro, finalmente, ha tirato fuori gli attributi, eliminati ma non defunti.
La squadra si scioglie, adesso tocca al writer, quello che ha disegnato il fattaccio, l’insulto, la volgarità.
Forattini, ha visto che cosa ha combinato?
«Uh, roba grossa. Ma chi è ’sto Pepe?».
Mi sembra irrispettoso, Simone Pepe è un azzurro che ha giocato i mondiali e giocherà nella Juventus.
«Ammazzalo!».
Che fa, insiste?
«Ma no, volevo dire che sono stupito perché anche nello sport, ormai, come in politica, la satira non è più capita».
Non è pentito?
«E di che cosa? Anzi per me è fantastico anche se la reazione del calciatore è stata forte, becchino io?».
Becchini quelli del Giornale...
«Sappia Pepe, sappiano gli altri eventuali furibondi e moribondi, che io non ho mai augurato la morte a nessuno, ho grandissimo rispetto per la vita e dunque anche per il trapasso».
Si, però, undici bare...
«Guardate bene la vignetta: sono undici bare su un campo di calcio, sono undici bare azzurre della partita contro la Slovacchia. Erano forse vivi quelli della nostra nazionale? Mi sembra che qualcuno di loro abbia ammesso, ieri, che si sentiva come ipnotizzato. Sul campo erano morti, adesso sono di nuovo reattivi, belli, ricchi, famosi, Pepe ha tanta di quella rabbia che l’ha scaricata sull’aereo. In campo non si avevano notizie».
Non le era mai capitato di suscitare una reazione del genere?
«Beh, querele tante, i politici hanno scarso senso dell’ironia, ripeto la satira non è gradita. Ho disegnato funerali di Andreotti, in quantità industriale, di La Malfa, della Juventus di Agnelli, ma le mie vignette riguardavano vivi che vivevano da morti».
Una volta se la prese con Zoff.
«Quando si ritirò, disegnai l’area di rigore e la porta deserte, sul dischetto del calcio di rigore erano posati un paio di occhiali. Il titolo diceva “Zoff limits”. Gli occhiali si riferivano a quello che molti critici avevano scritto su Zoff nel mondiale argentino, era orbo, non vedeva i tiri da lontano. Quattro anni dopo diventò campione del mondo».
Dunque adesso lei vuole sostenere che le bare sarebbero di buon auspicio.
«Di solito quando esce una notizia di una falsa morte di un attore, di un politico, di un personaggio illustre, si dice che gli è stata allungata la vita. Se Pepe proprio non la vuole capire almeno sappia che gli ho allungato la vita».
Per caso si sente anche lei vittima del bavaglio?
«Ci sono le bare di sinistra, quelle piacciono, divertono, fanno ascolti».
Non ha risposto alla domanda precedente: pensa di essere un becchino?
«Almeno il becchino è vivo e lotta assieme a noi».
Che impressione le ha dato la nazionale al mondiale?
«Ci sono quelli che muoiono e poi si risvegliano. Ai nostri è accaduto esattamente il contrario. Ma, come vedete, sono già risorti, appena tornati alla vita normale, si sentono importanti, la reazione di Pepe lo dimostra, sono tutti belli vivi. Con un giochetto di parole potrei dire che la nazionale aveva poco sale, adesso soltanto Pepe».
Perché non ha disegnato una vignetta su Lippi?
«Perché i belli mi vengono male».
Che consiglio darebbe a Pepe?
«A lui e agli altri dieci: stiano sereni, allineati e ben distesi. Sul campo di calcio ovviamente».
Si replica. O no?