Vignette e un po’ di humor così il Poli passa alla storia

L’ex studente Enrico Forlanini a cavalcioni della sua «macchina volante», le aule occupate (prima ancora di Berkeley, negli Usa) e via via fino all’ultimo dottore ad honorem, Luca Cordero di Montezemolo. Pezzi di storia di Politecnico che l’università ha raccolto in un libricino illustrato. «All’inizio abbiamo pensato a una storia a fumetti», scrive nella presentazione Giulio Ballio, il rettore. Poi l’idea di affidare le illustrazioni al vignettista Emilio Giannelli, che «accettò con entusiamo».
Ne sono nati undici disegni che accompagnano le 53 paginette di storie e aneddoti sull’ateneo. Si parte dal medioevo (quando per costruire una casa serviva la «patente da ingegneri» e, mostra Giannelli, non sempre i tetti reggevano) alla fondazione dell’Istituto tecnico superiore, il futuro Politecnico. È il 1863, all’asilo Brioschi (così veniva chiamato dal nome di Francesco, il fondatore) si studia dal lunedì al sabato pomeriggio, le assenze vanno giustificate dai genitori o dal medico. Gli esami di laurea? Gli studenti estraggono dal cilindro di Brioschi i foglietti arrotolati con le domande.
La prima iscritta donna (Tatiania Wedenison) è del 1888, nel 1913 si laurea la prima ingegnere civile, Gaetanina Calvi. Sono gli anni in cui Forlanini fa alzare in cielo il primo elicottero con motore a vapore. Gli iscritti aumentano, al Politecnico serve una nuova sede. La prima è in via Senato, due anni dopo l’ateneo si sposta in piazza Cavour, dove resterà fino al 1927, l’anno del passaggio in piazza Leonardo da Vinci.
«Levi Mario Giacomo», urla il gerarca fascista. «E Levi Tullio Guido», gli fa eco il collega. La vignetta di Giannelli ricorda che anche al Politecnico, negli anni Trenta, vengono applicate le leggi razziali (tra i docenti cacciati ci sono i due Levi). Dopo il ’43, l’ateneo diventa invece un centro di cospirazione: vengono nascoste armi nei sotterranei del rettorato. La guerra finisce e negli anni Sessanta la contestazione scoppia prima che a Berkeley. Primato più accademico è invece quello del primo calcolatore elettronico in Europa (arriva su navi mercantili). E nel ’63 il docente Guido Natta vince il Nobel per la Chimica.
L’ultimo capitolo della storia (un’idea del prorettore Adriana Baglioni sviluppata con l’Area comunicazione ed edita da Polipress) è dedicato all’ateneo di oggi. Si ricorda la laurea (l’ultima) a Montezemolo, che nella vignetta esclama: «L’honorem è salvo!». In copertina, il presidente Ciampi e re Vittorio Emanuele II reggono la scritta: «Politecnico di Milano, architetti e ingegneri che hanno costruito l’Italia». Degli ultimi 142 anni.