Vilipendio al Colle: archiviazione per Di Pietro

La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per l'ex pm che era stato iscritto sul registro degli indagati per &quot;offesa all’onore o al prestigio del presidente della Repubblica&quot;. E ora il leader Idv pretende le scuse: &quot;Siamo di fronte a una dittatura&quot;<br />

Roma - La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per Antonio Di Pietro, che era stato iscritto sul registro degli indagati per ’offesa all’onore o al prestigio del presidente della Repubblicà in relazione all’intervento pronunciato durante la manifestazione a piazza Farnese. "Una lettura attenta del complessivo intervento dell’onorevole Di Pietro - si legge nella richiesta di archiviazione -, peraltro, consente di escludere che i riferimenti al "silenzio mafioso" abbiano avuto quale destinatario non lo stesso oratore ma proprio il presidente della Repubblica".

"Legittimo diritto di cronaca" Quanto alle espressioni che certamente sono state rivolte al capo dello Stato, sostengono il procuratore Giovanni Ferrara e il pm Giancarlo Amato, "dovendosi esse inquadrare nell’esercizio di un legittimo diritto di critica che è consentito anche nei confronti delle più alte cariche dello Stato se espresso in forme continenti (qui senz’altro ravvisabili), nessuna offesa all’onore ovvero al prestigio del capo dello Stato potrebbe essere ipotizzata. Da qui la ritenuta impossibilità di configurare la fattispecie prevista dall’articolo 278 c.p. e la conseguente decisione di non richiedere l’apposita autorizzazione prevista dall’art.313 primo comma c.p. nei confronti dell’indagato".

Ora Di Pietro vuole le scuse "Adesso qualcuno mi deve delle scuse", ha tuonato poi il leader Idv. "Sono stato esposto a pubblico ludibrio in base ad una montatura fatta ad arte da alcuni organi di stampa e cavalcata da tutto il mondo politico - ha spiegato Di Pietro - ma l’umiltà e l’amor per la verità non appartengono evidentemente a queste categorie". L'ex pm fa sapere che continuerà "a difendere la Costituzione, senza se e senza ma", e si appellerà al Capo dello Stato, "quale garante della Carta, ogni qualvolta ce ne sarà bisogno". "Anzi, comincio subito invocando il Presidente della Repubblica a non firmare, se il Parlamento lo dovesse convertire in legge, il ddl sulle intercettazioni perchè è incostituzionale e immorale - ha concluso -siamo di fronte ad una dittatura: questo governo sta smantellando lentamente tutti i principi tracciati dai nostri padri costituenti".