Vilipendio del Tricolore, per Bossi niente immunità

Roma - Non sono coperte dall'immunità parlamentare le parole con cui il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, si era rivolto a una signora affacciata alla finestra, a Venezia, mentre era in corso un comizio del Carroccio. Bossi si sarebbe rivolto alla donna con frasi poco lusinghiere nei confronti della bandiera tricolore. Ma "non spettava alla Camera dei deputati affermare che le dichiarazioni rese dal deputato Umberto Bossi, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione".

Con questa motivazione la Corte costituzionale ha annullato la "deliberazione di insindacabilità" decisa dalla Camera nella seduta dell'11 gennaio 2000 in merito alle affermazioni del leader della Lega contro la bandiera italiana nel corso di una manifestazione politica a Venezia, il 14 settembre 1997. La sentenza numero 452 del 2006, depositata oggi, risolve così il conflitto di attribuzione sorto a seguito della decisione presa a Montecitorio. Al senatur è contestato il reato di vilipendio della bandiera perché avrebbe rivolto ad una persona che teneva esposta alla finestra una bandiera la seguente frase: "Il Tricolore lo metta al cesso, signora". Secondo la Camera, questa frase doveva ritenersi espressa nell'esercizio delle funzioni parlamentari. Per il Tribunale, invece, si trattava di parole al di fuori dell'espletamento delle funzioni del deputato. La Consulta ha messo fine alla querelle giudicando fondato il ricorso contro la decisione della giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera. E la delibera di insindacabilità è stata annullata.