Villa Borghese: un dormitorio da 39 miliardi

Tanto sono costati (in lire) gli interventi tra il ’97 e il 2004 per lo storico parco del centro: che affonda ancora nel degrado

Gian Piero Milanetti

Trentanove miliardi di vecchie lire per trentanove interventi di restauro e manutenzione del Comune, tra il 1997 e il 2004. Eppure molti angoli, anche famosi e pittoreschi, di Villa Borghese affondano nell’incuria e nell’abbandono. Discariche, latrine a cielo aperto, depositi di materiali dismessi, giacigli e rifugi di extracomunitari, degradano il parco storico più celebre di Roma.
Critiche le condizioni del Galoppatoio. Ma anche altri settori della cosiddetta Villa dei Parchi non se la passano meglio. Il Giardino del Lago, piazza di Siena e il Parco dei Daini debbono fare i conti con monumenti ridotti a dormitori, fontane artistiche a secco, trascuratezza e inefficienze del servizio giardini. E restauri in ritardo di mesi: come quello della Casina di Raffaello (intervento da 3 milioni 100mila euro), la cui ultimazione dei lavori era prevista per il 17 maggio 2005 ma che, alla fine del gennaio scorso, quando il Comune annunciava la chiusura del cantiere (con un ritardo di oltre otto mesi) era ancora circondata da cumuli di detriti, betoniere e mucchi di infissi marciti. Mali antichi del più famoso parco storico di Roma. Che ultimamente si sono aggravati. Il Galoppatoio è senza dubbio il settore più degradato, abbandonato a senza tetto, ubriaconi, omosessuali in cerca di compagnia. Tutte le scale, mobili o fisse, non utilizzate, tra la superficie e le strutture sotterranee (stazione metro, parcheggio, palestra, eccetera) versano in pieno degrado. Le due scale mobili poste tra gli ingressi alla palestra e al parcheggio sotterraneo, bloccate da anni, sono ricoperte di terriccio. Sul fondo di quella di destra si accumulano rami e buste di plastica. Due dei pozzi delle scale metalliche che scendono al parcheggio sono colmi fino all’orlo di rifiuti: scatole di vino e bottiglie di birra, scatolette di tonno e involucri di affettato. In direzione del Galoppatoio, una rimessa abbandonata con un calesse e un fuoristrada è circondata da bombole di gpl, stufe-lampioni a gas dismesse, cumuli di materiale plastico, pannelli e profilati di alluminio. A pochi passi, l’ex prestigioso circolo ippico in disfacimento. Le piste appaiono deserte. Arbusti crescono tra gli ostacoli rovesciati a terra. Sulle tribunette, bottiglie vuote di birra messe in fila, opuscoli turistici, vecchi giornali. Sotto una tettoia pericolante, una cassa con i numeri, le bandierine del percorso, sono rovesciate a terra. Ai lati della rampa che portava alle scuderie seminterrate, in pieno abbandono, ombrelloni gettati a terra, cumuli di buste di plastica, ragnatele di fil di ferro, cestini, tralicci in alluminio, carriole piene di cenci, scarpe scompagnate. In tutta questa desolazione, resiste, ancora aperto, il bar del centro ippico. «Il Galoppatoio - spiega il barista - è chiuso dal luglio 2004. Il Comune reclamava un miliardo di affitto arretrato».
Al di là delle piste, deserta anche la piattaforma della mongolfiera della società Aerophile italia, «Ottavo colle, aerostato osservatorio di Roma», che da anni effettuava ascensioni nel cielo del centro. Il servizio sarebbe stato sospeso per la pausa invernale. Ma anche - sembra - per l’opposizione del Comune a far innalzare da una villa storica (e quindi sottoposta a tutela dal Testo unico per i beni culturali) un aerostato con marchi pubblicitari. E l’antistante prefabbricato del bar «8-Art café», nel frattempo, è vuoto, in abbandono. L’autorizzazione sanitaria è scaduta il 30 giugno scorso. Sul bancone restano, vuoti, flaconi di detergenti vuoti. Attorno, sedie accatastate e rovesciate alla rinfusa. Chiuso, e circondato dal degrado, anche il punto di ristoro del Giardino del Lago. La Casina del Lago non apre dal 20 ottobre, da quando il Comune ne è rientrato in possesso, non avendo rinnovato la concessione al gestore precedente. La graziosa costruzione appare vistosamente stuccata. Sul retro si accumulano vetri in frantumi, corrugati in plastica, canaline rotte e pezzi di rubinetterie. I vialetti circostanti, disegnati magistralmente nel Settecento dal paesaggista Jacob More, scompaiono sotto il terriccio e il fango secco. Affacciandosi verso i Propilei Egizi e il Portico dei Leoni, in direzione di piazza del Popolo, uno spettacolo desolante. Il terrazzamento che separa il Giardino del Lago da viale Fiorello La Guardia è utilizzato dal servizio giardini come deposito di materiali dismessi: mucchi di panchine rotte, vasi rovesciati, insegne in bronzo spezzate, vetri in frantumi.